Che si prova?

Russia
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Che si prova?

Messaggio da Russia »

Quali sensazioni si provano dinanzi alla malattia? A questa maledetta che ti toglie la speranza di un futuro.. Noi,mio marito sta lottando e pare che tutto proceda bene ma io evito di pensare al domani e allora mi domando cosa possa pensare lui...
maddalena
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Re: Che si prova?

Messaggio da maddalena »

Sono gli stessi pensieri che continuamente ruotano nella mente. E nella loro...................?
johnjoe
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Re: Che si prova?

Messaggio da johnjoe »

sono cose che non ho il coraggio di domandare a mia madre :(

Credo che anzitutto si provi tanta paura e solitudine
maddalena
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Iscritto il: mer 11 giu 2014, 15:05

Re: Che si prova?

Messaggio da maddalena »

Io sono sincera ne ho tanta tanta sempre. E sempre osservo i miei figli (29 il maschio,23 la femmina) che mi proteggono senza accorgersi. Ho sempre una negativa sensazione come se aspettassi che succeda quello che non vorrei accadesse di grave ,e questo pensiero non mi abbandona .
Erika76
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Re: Che si prova?

Messaggio da Erika76 »

Dani mi scrisse una lettera, un anno prima di morire, quando già i medici gli avevano diagnosticato un anno di vita. Mi scrisse che durante la malattia si era sentito abbattuto, stanco, impaurito, ma sconfitto mai. E questo perché sapeva di avermi al suo fianco, comunque fossero andate le cose. Credo che chi vive la malattia sulla sia pelle sia concentrato sulla lotta. Dani spesso diceva piangendo che il cancro non avrebbe vinto, che lui era più forte. E lui è stato più forte, perché non gli ha permesso di distruggere la sua lucidità, la sua consapevolezza. Ma credo che, quando ormai la sua non era più vita, abbia desiderato solo chiudere gli occhi e volare via.
Luca975
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Re: Che si prova?

Messaggio da Luca975 »

Marco non ha mai abbandonato la sicurezza/speranza/voglia di farcela, neanche quando era in hospice (sapendo bene cosa è un hospice). Questo è almeno quello che faceva trasparire a noi, poi forse era solo una maschera per non far soffrire più di quanto già soffrivano i suoi cari. Con sua moglie nel lungo anno di malattia solo un paio di volte ha parlato della possibilià di non farcela, con i suoi genitori o con me mai. Non era nel suo carattere perdere senza combattere, come non esisteva il pensiero di andarsene così giovane. Una volta mi disse: vorrà dire che dopo tutta questa storia e tutti i veleni che prendo invece che campare fino a 90 anni arriverò ad 80!!!
L’ho sempre detto: il suo modo di affrontare una malattia che non lascia speranze di guarigione è stato il più grande insegnamento che ho mai avuto e mai lo dimenticherò. Quando toccherà a me e se sarò lucido per capire, spero di avere anche solo una piccola parte del coraggio, della forza e della dignità che lui ha sempre mostrato. Lui non voleva chiudere gli occhi e volare via. Lui era disposto alle pene dell'inferno (che ha sofferto veramente prima che all'hospice gli togliessero ogni dolore) pur di non abbandonare la vita e sopratutto i suoi bimbi. Ha fatto ogni chemio possibile, un intervento inutile, pesante e doloroso, non ha mai mollato un attimo.
Grazie Marco. Manchi a tutti!!!
Sluk79
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Re: Che si prova?

Messaggio da Sluk79 »

Mio papà (classe 1948) ha vissuto sino all'ultimo giorno proggettando per il futuro. Da quanto gli è stata riscontrata la malattia a giugno 2013 sino a quando ci ha lasciato a febbraio 2014, non ha mai voluto sapere nè la stadiazione nè le aspettative di vita.
Il giorno prima di morire, il 2 febbraio 2014, abbiamo festeggiato nell'hospice il suo compleanno, non ha mangiato la torta e mi ha detto che tanto l'avrebbe mangiata l'anno successivo. Sono contento che papà non abbia mai voluto sapere se stava morendo o meno, perchè, sapere che hai pochi mesi, settimane, giorni di vita deve essere qualcosa di orribile. Papà ha affrontato la malattia con grande dignità, l'unica volta che ha abbassato la testa è stato quando gli abbiamo detto che avrebbe dovuto fare anche le chemio per il cervello, allora lui, prima disse cavoli anzichè migliorare qui peggioro e poi disse, va bene faremo anche queste. Mancavano 10 gg al suo addio.
Erika76
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Re: Che si prova?

Messaggio da Erika76 »

Ecco Marco, se ne parlava proprio ieri. La differenza che è insita nell'età di chi si ammala. Marco e Dani (coetanei) avevano dei figli (e ovviamente una moglie) per cui lottare. Figli piccoli che desideravano veder crescere e probabilmente l'idea di non poter crescere quei figli che amavano alla follia e lo stesso pensiero di lasciare alle loro mogli una responsabilità così grande (che va ben oltre il crescere un figlio e tu sai di quanti aspetti parlo) hanno dato loro quel coraggio estremo che va oltre la consapevolezza, oltre il sapere, oltre il dolore fisico lancinante. Il loro perché andava oltre a questo e non potevamo tollerare l'idea di perdere tutto e quindi non ne parlavano praticamente mai, non palarne era come allontanare e smaterializzare l'idea stessa della morte. In fondo, credo che per i loro figli, forse avrebbero accettato anche di convivere con quella non vita alla quale la malattia li aveva costretti. Ed è un pensiero Luca che fa male, perché a volte vorrei credere che Dani avesse voluto morire per sentirmi meno in colpa per essere qui, meno dilaniata dalla sua mancanza.
Milena66
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Re: Che si prova?

Messaggio da Milena66 »

Cosa si prova? L'ho chiesto tante volte a mia madre che lucidamente rispondeva che sentiva di avere i giorni contati e che avrebbe vissuto fino a che il tumore non avesse preso il sopravvento. Lei sosteneva che la diagnosi di un tumore ti toglie la voglia di fare progetti, perchè sai che oggi ci sei e domani non lo sai.
E mia mamma ha lottato come una leonessa, sicuramente per me che ero figlia senza figli. E mi ricollego al discorso di Erika che condivido in pieno.
Sono però convinta che quando la malattia ti riduce ad uno stadio di non vita, il malato -per quanto possa non darlo a vedere- desidera solo andarsene. Mia mamma, durante uno degli ultimi giorni di vita, dopo che io l'avevo esortata a reagire, ad alzarsi, a mangiare qualcosa perchè non poteva lasciarmi sola, in quanto io avevo ancora tanto bisogno di lei.....mi rispose: "quando si sta così male, si diventa egoisti e si pensa solo a noi stessi sperando che questa sofferenza abbia fine". Morì dopo due giorni. E sono convinta che Marco, Dani e tutti gli altri ammalati che hanno perso la guerra hanno desiderato di andarsene, nonostante l'attaccamento alla vita. Per questo nessun sopravvissuto dovrebbe mai sentirsi in colpa per non essere morto insieme al suo caro, perchè desiderare la morte quando si è sani è una dimostrazione di ingratitudine verso la vita, ma desiderare la morte quando si è gravemente malati è il solo desiderio accettabile. Si arriva ad un punto in cui si sente che non abbiamo più niente in comune con la vita e sono certa (almeno lo sono riguardo a mia madre) che lei se ne sia andata come aveva chiesto: senza dolore, senza sofferenza fisica e senza rendersene conto. Si è addormentata con la mia mano nella sua, abbiamo giaciuto accanto tutta la notte ed io ho ascoltato il suo rantolio affannoso sapendo che sarebbe stato l'ultimo suo respiro. Ha dormito fino alle h13,02 e poi se n'è andata. Io ero con lei, vicina. Lei è partita per il suo ultimo viaggio e finalmente era sana, libera da ogni malattia ed in possesso della sua ritrovata dignità.
Quando la morte è una liberazione, si dovrebbe festeggiare per il defunto. Da quel momento in poi il dolore è tutto di chi resta.....e ce lo dobbiamo gestire.
Erika76
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Re: Che si prova?

Messaggio da Erika76 »

Tutto tremendamente vero. La verità è continuo a pormi domande a cui mai avrò risposta. E se anche avessi chiesto a Dani, dubito mi avrebbe mai detto che desiderava morire. Però forse me l'ha lasciato intuire quando mi disse "non ne posso più di me stesso". Era stanco, esausto. Forse davvero quando la malattia non dà scampo l'unica possibile uscita è rappresentata dalla morte. E in fondo, quel dormire indotto dalla morfina non era altro che un'anticamera della morte. Dani non voleva essere svegliato, nemmeno per mangiare. Quando dormiva non sentiva dolore, il tempo scorreva veloce e non pensava. Quando era sveglio invece i pensieri gli attanagliavano la mente, il dolore si faceva lancinante e il tempo non passava mai. "Non svegliatemi", diceva "Lo sapete cosa significa per me svegliarmi?". Forse Milena è come dici tu, forse davvero si arriva a desiderare di chiudere gli occhi e finalmente non pensare , non soffrire più. Ma più ci penso, più mi sembra irreale e ci sono giorni come questo in cui davvero stento a credere che tutto sia realmente accaduto e che Dani sia quel nome che pronuncio con le lacrime agli occhi e non più mio marito con il quale condividevo tutto. Oggi fa più male quella ferita, ma passerà.
Vi abbraccio tutti e Luca, grazie che hai trovato la forza di tornare qui.
Erika
 


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