CIAO A TUTTI DA UN MARITO....

In questa stanza è possibile dare parola a ciò che si vive come paziente, familiare, amico, condividendo la propria esperienza ed esprimendo le proprie emozioni in un clima di accoglienza, fiducia e rispetto.
stefano1976
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Iscritto il: mer 19 mar 2014, 3:34

Messaggio da stefano1976 »

Ciao a tutte e tutte

Mi presento, sono nuovo di questo forum (e pensare un anno, forse sei mesi fa di entrare qui, avrebbe avuto dell'incredibile...)

Ad ogni modo, bene o male la vita va...

Sono un marito di una fantastica donna (35 anni) a cui un tremendo ottobre 2014 hanno diagnosticato una leucemia mieloide acuta, globuli bianchi a più di 110000 (quando un cristiano sano ne ha tra gli 8000 e gli 11000) situazione disperata, ecc

Non vi sto a tediare con il dramma dei medici, delle chemioterapie, dei colloqui, delle sentenze (sua moglie è appesa ad un filo) ecc, per fortuna siamo a marzo e le cose stanno andando discretamente, tre cicli di chemio, che a parte il primo (dovuto anche ad una situazione compromessa) stanno andando bene e sta reggendo bene, siamo in prossimità di un trapianto di midollo (fratello compatibile).

Purtroppo, in mezzo ai milioni di problemi (che non scrivo per non fare troppo lungo l'intervento anche se così forse risulto oltremodo egoista e superficiale) adesso sento questo problema....mia moglie non mi vuole, si sta allontanando da me. Io la amo, è la mia vita e la mia famiglia, lo sapevo prima della merda e lo so ora, purtroppo (o per fortuna) ho un lavoro che mi tiene impegnato molto durante la settimana, adesso lei sta bene, prima del trapianto e sta conducendo una vita simile alla normalità, a parte me...

Lei ora sta coi suoi genitori, loro sono pensionati (ma comunque giovani) e possono starle vicino ma durante i fine settimana vorrei stare assieme a lei e cercare di riguadagnare la quotidianità che abbiamo perso e che stiamo sempre pià dimenticando, lei, ripeto, sta bene, ma non vuole, non se la sente, non vuole stare con me, io forse la capisco, meglio, forse la giustifico, sicuramente mi fa comodo, la vado a trovare, chiudo la porta di casa dei miei suoceri e mi posso fare i benedetti cazzi miei, ma non è giusto, non è quello che voglio, e so che facendo così ci stiamo allontanando, questa è la cosa pià comoda, lei fa la bambina sedicenne, io il fidanzatino, ma sicuramente non è la cosa pià giusta, ed ho la paura grossa e penso fondata che alla lunga a fare così ci allontaneremo. Io questi pensieri glieli ho esposti, odio mettere dei carichi pesanti alle persone, soprattutto quando le amo, soprattutto quando sono malate, ma per onestà ho dovuto esporre i miei pensieri e le mie considerazioni, purtroppo, non è servito a niente, vi chiedo, come ci si comporta nel post malattia, nel post trauma? purtroppo sono convinto che la cosa sia vista da mia moglie come una parentesi che si apre e poi che si chiude, tutto il mezzo è la merda, purtroppo, a quanto ho capito, la parentesi si apre ma non si chiude cosè automaticamente ed i conti li faremo per sempre, se non riusciamo a stare insieme, se mi esclude ho paura che il futuro sarà pià difficile di quanto sarà comunque...

Non so, forse si sente pià figlia che moglie, forse si vede inadeguata a me (l'ho vista con il pannolone tra la vita e la morte due mesi fa, che cazzo me ne frega, l'ho sposata nella BUONA E NELLA CATTIVA SORTE, quando saremo vecchi? ci manderemo a fare in XXLO perchè non siamo pià belli, profumati e ben vestiti)

Soprattutto non so come muovermi, un conto è se stesse bene, un conto è che non so cosa è giusto fare con una persona fragile che soprattutto AMO

scusate lo sfogo, forse neanche per avere risposte, era un outing

Buonanotte

S

rigoletto
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Iscritto il: gio 18 lug 2013, 6:52

Messaggio da rigoletto »

Stefano

hai fatto bene a scrivere qua. Purtroppo già in situazioni normali l'essere umano vive sollecitazioni psicologiche devastanti quindi prova ad immaginare quando ad implementare il tutto ci si mettono le cellule impazzite il metabolismo impazzito i palinsesti della quotidianità impazziti la chimica applicata i veleni omeopatici la cura esasperata ed esagerata... poi i problemi del cuore quello attinente ai sentimenti in quanto tali ai rapporti interpersonali in primis quelli con il partner, il sentirsi di PESO, la possibilità di ritagliarsi una pseudodignità ricominciando dal nucleo primordiale... tua moglie sta semplicemente tornando indietro e sta raccogliendo tutte le forze evocando ed incitando i suoi geni complementari e inscindibili dal genitore che ne è il massimo portatore sano per prepararsi al salto e quel salto altro non è che il trapianto l'ultimo anello di una catena di cristallo... mettiti in disparte ma sii presente e preparati a prenderla in braccio una volta tuffatasi dal trampolino più alto che questa vita le ha messo a disposizione a livello esperibile...

paola51
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Iscritto il: gio 6 mag 2010, 15:08

Messaggio da paola51 »

Caro Stefano, sollevi un argomento di cui per pudore non si parla quasi mai ma che' reale quanto la malattia in se'. Per semplificare il tutto ti faccio il mio esempio: mia figlia si ammala di carcinoma al seno a 30 anni. Di figli ne ho due e con loro sono stata una mamma severa ma anche comprensiva, amichevole, mi hanno sempre raccontato tutto, sono amica dei loro amici, porte spalancate in casa, in vacanza. So dei loro amori e dei loro crucci: un rapporto meraviglioso. Quando lei si ammala il mondo mi crolla addosso: alla preoccupazione si aggiunge il senso di colpa: perche' a lei e non a me che la mia vita l'ho fatta? Ma a questi dubbi non c'e' mai risposta; bisogna rimboccarsi le maniche e affrontare la battaglia. E' quello che tutta la famiglia ha fatto, io in particolare. Soprattutto durante i giorni della chemio, anche in presenza di condizioni "discrete", era come se mia figlia, la mia bambina adorata, mi odiasse. Rispostacce, visite negate, ironia,sarcasmo talvolta. Uscivo da casa sua tutte le sere e mi sfogavo a piangere per strada. E questo mi faceva sentire ancora peggio, egoista! Vai a guardare come ti tratta quando il problema e' come sta! Razionalmente lo capivo ma emotivamente...Gia' ci si sente a pezzi, si cerca di dare conforto agli altri membri della famiglia. A chi avresti il coraggio di confessare che quella persona tanto amata e' diventata un'estranea? Ti passa per la testa di tutto. Ma e' un attimo. Se ti manda un messaggino carino subito ti dai tanti cazzotti in testa per punirti. Questo e' la malattia: uno sradicamento totale dalla vita di prima, dai rapporti di prima, dalla scala di valori di prima. Ci vuole un carattere di ferro, una personalita' formata per affrontare e superare questo oceano di sconforto. Ma ci si fa. Come giustamente dice Rigoletto, stai nei pressi, pronto a riabbracciarla. Come ho scritto qui anni fa: stalle accanto senza starle addosso, farle sapere che ci sei, per qualunque cosa, ma non forzare la sua volonta' quotidiana. Chissa' che passa nel cervello dei nostri amati quando la paura, il dolore, la nausea, le cure stesse incidono sul loro corpo e sulla loro anima. Ora per la mia ragazza le cure sono terminate e aspettiamo l'intervento chirurgico. E' una recidiva, figurati. Sono due volte che viviamo la stessa vita schifosa. Ma in mezzo ci sono stati lampi di luce straordinaria e alla fine siamo infinitamente piu' legate di quanto non lo fossimo prima. Dalle il tempo di convincersi che e' amata, non sopportata. Per una donna , giovane poi, e' ancora piu' difficile. Ma da quello che scrivi si intuisce che sei una gran persona e ci riuscirai. In bocca al lupo per ora

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Monik
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Iscritto il: ven 2 dic 2011, 17:48

Messaggio da Monik »

Ciao Stefano.

Se tu fossi una persona vuota come hai scritto nel tuo profilo, NON saresti qui.

Ti posso scrivere che ci si sente strani,

ci si sente inadeguati,

tutti gli sguardi che incontri per strada, al supermercato, a scuola intanto che accompagni i figli, quando vai a fare un semplice acquisto, ... tutti ma dico tutti, sembrano sapere che qualcosa all'interno del tuo corpo sta "marcendo".

È un fattore psicologico Stefano, ma è la realtà di chi si ammala di un male "difficile" e spaventoso.

In realtà sappiamo che non è così.

Ma a capirlo ci si impiega un po' di tempo... e non per tutti il tempo è lo stesso.

Le persone non sanno che sei malato, fintanto che nessuno lo racconta o fintanto che il tuo corpo non cambia con il susseguirsi delle cure. (chemio-radio)

Forse tua moglie ha bisogno di un pò più tempo.

Perchè per chi si ammala il tempo prende un altro valore. Il valore di non sprecarlo, e il valore di recuperare dei rapporti.. se ne vale la pena.

Come suggerisci, potrebbe anche svilupparsi il "bisogno" di protezione e quindi sentirsi più figlia; piuttosto che moglie, donna, complice e amante.

Mi sento di scriverti di avere ancora un pò di pazienza e parlarne con tua moglie. Potreste anche provare ad appoggiarvi al consultorio della vostra città e chiedere un incontro con una psicologa.

In bocca al lupastro.


Monik
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carla.carboni
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Iscritto il: lun 14 nov 2011, 4:21

Messaggio da carla.carboni »

Mi unisco al consiglio della saggia Monik.

Se tua moglie è d'accordo, l'aiuto di uno

psicologo, meglio ancora psiconcologo, sarebbe

fondamentale.

Carla
Erika76
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Iscritto il: mar 9 lug 2013, 23:45

Messaggio da Erika76 »

Stefano, siamo coetanei. Io ho perso mio marito a luglio dell'anno scorso, ma quello che c'è in mezzo, come dici tu, l'ho vissuto al suo fianco. Lui mi voleva e io del resto lo amavo alla follia, ma tante, troppe volte, ho letto nei suoi occhi l'umiliazione nel vedersi e nel sentirsi cambiare, peggiorare. Tu parli del pannolone. La penso come te. Lui aveva 3 stomie e a me non fregava niente. Lui mi diceva come diavolo facevo ad amarlo in quello stato e io rispondevo che il mio cuore sentiva quello che sentiva prima e i miei occhi vedevano quello che vedevano prima. Dani non aveva alcun rapporto con i suoi genitori per cui il problema non si è mai posto, ma immagino (essendo anche mamma di un pupazzetto di 6 anni) che il timore del giudizio e il senso di umiliazione associati alla malattia si esternino nei confronti del marito o della moglie e non dei genitori che ti hanno messo al mondo. Per una donna poi credo sia ancora più difficile che per un uomo perché sai esiste un modello psicologico di come si vorrebbe essere e una realtà che lo contraddice e questo fa male, fa soffrire e spinge magari tua moglie ad allontanarti in modo che non debba magari farlo tu in futuro. Io parlo da donna e ti posso dire che se fossi stata nelle condizioni in cui era Dani, oddio, non so davvero come mi sarei sentita, forse avrei di tutto per evitare il suo sguardo, mi sarei sentita difettosa. Forse lo pensava anche Dani, ma l'ho talmente travolto d'amore che non gli ha dato modo di pensarci:-)

Lui ora non c'è più, ma pur unendomi al consiglio di Monik, ti dico anche, dimostra quello che ti senti di dimostrare, senza rabbia, senza fretta o angoscia, ma dimostralo perché tu non debba mai rimpiangere di non averlo fatto.

Ti sono vicina

Erika

 


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