Essere un familiare di una persona malata di tumore

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Franco953
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Essere un familiare di una persona malata di tumore

Messaggio da Franco953 » mer 20 set 2017, 11:12

Riporto il seguito articolo, in quanto ritengo possa essere interessante
Pubblicato in Blog da Marasettembre 12, 2017
Franco


Caregivers: essere un familiare di una persona malata di tumore


l cancer coaching è una pratica che si rivela importante anche nei casi in cui non si sia direttamente i malati, ma persone strettamente vicine a un malato di cancro, i cosiddetti caregivers.

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I caregivers sono le persone che assistono il malato e lo supportano nell’affrontare la malattia. Il cancer coach assiste anche i caregivers, offrendo percorsi specifici che insegnano ad affrontare tutte le fasi che vive chi ha un parente affetto da tumore. Si pensa sempre al malato, ma anche chi gli sta vicino ha bisogno di aiuto e sostegno col coaching!

Oggi il mio pensiero è dedicato ai genitori di bambini e adolescenti malati di cancro. Ho raccolto in questo articolo una guida per affrontare i 3 momenti cruciali che vive ogni mamma e ogni papà di un paziente oncologico.
Può essere utile a chi sta vivendo in questo momento questa esperienza, ma vorrei che lo diffondeste il più possibile anche tra i vostri amici e familiari, per aiutarli a capire cosa si prova e far crescere in tutti la consapevolezza intorno a questo tema che necessita di tanto supporto da parte di chi sta vicino alla famiglia.

1) lo shock della diagnosi
Spesso la diagnosi giunge improvvisa, una doccia fredda, che lascia attoniti. La nostra mente si rifiuta di accettare che il tumore possa colpire un bambino. Sopraffatti dal dolore, si perde la capacità di pensare e si rischia di prendere decisioni avventate. Non abbiate timore di chiedere spiegazioni o di ripetere le stesse domande ai medici se non avete capito. Cercate informazioni sui libri, parlando con i conoscenti e su Internet, ma verificatele sempre con professionisti competenti perché le notizie possono provenire da fonti poco attendibili.
Spesso i genitori dei bambini con tumore sviluppano sensi di colpa. Non avete nessuna colpa della malattia di vostro figlio! La prima cosa che dovete ricordare è che la scienza ha fatto enormi passi in questo campo e non è più corretto definire il tumore ”malattia incurabile”. La speranza di guarigione oggi è sicuramente più alta che in passato e bisogna guarda al futuro con speranza.

2) dire al proprio figlio che ha il cancro
Il mio consiglio professionale è non nascondeteglielo. Parlargliene è importantissimo perché il bambino, lasciato a se stesso, può trarre conclusioni sbagliate.
Prendetevi qualche giorno per ritrovare voi per primi un po’ di lucidità, per raccogliere più informazioni e avere un quadro più completo che vi permetterà anche di scegliere le parole più giuste.
Un bambino o un adolescente per essere rassicurato ha bisogno di sapere cosa lo aspetterà: spiegategli il percorso di cura, spiegategli in maniera semplificata che cos’è il tumore, spiegategli il percorso di cura e rassicuratelo sul fatto che tutta la famiglia sarà con lui per aiutarlo a vivere questa esperienza.
Cercate di parlargli con calma, senza nascondere la preoccupazione e la tristezza, ma neanche scaricando apertamente con lui la vostra disperazione perché non è giusto che possa pensare di non avere speranza o caricarsi della paura di morire.
Quali parole usare? Siete le persone che meglio conoscono vostro figlio e troverete le parole giuste parlandogli a cuore aperto, ma vi do alcuni consigli: parlategli di una situazione molto difficile, ma superabile; parlate piano, prendendovi il tempo per esprimere con calma i concetti; fategli capire che può fare domande a voi e ai medici liberamente se ha bisogno di capire; siate onesti, perché la fiducia che ha in voi deve rimanere un punto saldo su cui deve sapere di potersi appoggiare.
Parlarne è anche il modo migliore per far capire a vostro figlio che la sua malattia non è un tabù, in questo modo eviterete che il bambino si tenga tutto dentro per proteggervi, per paura di farvi soffrire ulteriormente.


3) dire ai fratelli o agli altri parenti che il bambino ha un tumore
La diagnosi di tumore sconvolge i genitori e di conseguenza i fratelli del bambino malato, che percepiscono il turbamento in famiglia e vogliono sapere cosa sta succedendo. Per i fratelli vale quanto detto per il bambino: meglio parlargliene e fargli sapere cosa accade, quali terapie affronterà il fratello e, sempre a seconda dell’età, stimolarli a dare il proprio contributo manifestando vicinanza, affetto o aiuto in casa o al fratello in modo da farli sentire parte integrante e fondamentale in un momento così importante per tutta la famiglia.
Tra i bambini più piccoli possono manifestarsi sentimenti di gelosia o altri comportamenti diversi dal solito messi in atto per attirare l’attenzione: spesso i genitori si trovano in ospedale con il bambino malato, che, agli occhi dei fratellini, appare “privilegiato” per le attenzioni che riceve. Per quanto possano esserci altri familiari che “sostituiscono” la mamma, la sua lontananza diverrà sempre più difficilmente accettabile dagli altri figli piccoli. Se possibile, fategli visitare il fratellino in ospedale, in modo che veda e si renda conto che il fratello è malato e ha necessità della mamma. Controbilanciate la vostra assenza dedicandogli tempo di qualità quando siete a casa: non regali! Ma tempo e momenti solo per voi!
La diagnosi di tumore è tremenda anche per i nonni e gli zii. Solitamente i parenti stretti reagiscono in due modi: c’è chi prende di petto la situazione, accettandola e rendendosi disponibile ad aiutare anche in modo pratico; c’è chi invece non accetta la malattia, sviluppa sensi di colpa o rifiuto per ciò che succede mettendo in discussione ogni decisione dei genitori e facendoli sentire inadeguati. In questo secondo caso è importante preservare la vostra stabilità e non permettere che altri scarichino su di voi le loro frustrazioni: lo staff medico e gli psicologi dell’ospedale potranno aiutarvi a gestire le dinamiche relazionali con parenti troppo invadenti o problematici.
Anche con i vostri amici è importante parlarne, per voi stessi soprattutto: dovete poter sfogare con persone fidate i vostri stati d’animo. Distinguete tra i vostri amici e vicini chi è in grado di aiutarvi e chi no, di chi vi fidate appieno e di chi no e modulate le informazioni di conseguenza.
Amici e vicini di casa possono essere di grande aiuto, a volte più dei parenti più stretti, perché non vivono il senso di colpa e possono dare pareri più liberi. E potranno anche darvi volentieri un aiuto pratico (fare i baby sitter, darvi un passaggio, cucinare in occasioni di emergenza…). Non tutti gli amici avranno la capacità di reagire in maniera forte e costruttiva, ma non fatevi scoraggiare da questo, sentitevi liberi di parlarne con le persone che sentite più vicine e sentitevi anche liberi di chiedere aiuto morale o pratico: il fatto che voi siate capaci di discuterne normalmente, permette anche agli altri di poterlo fare e di darvi quindi un aiuto più spontaneo senza sentirsi inadeguati alla situazione.
“Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare.”

 


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