Rabbia

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veronicaf
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Re: Rabbia

Messaggio da veronicaf » dom 23 ago 2015, 15:25

Vuoto, dolore, solitudine, rabbia..cara delena anch'io sto provando tutto questo..e il mio papà è ancora qui con me..oggi è domenica ed io mi sento tanto sola qui in ospedale..papà dorme quasi tutto il giorno ma io sono qui accanto a lui in attesa di un suo momento di lucidità, di una sua parola..ogni giorno sta peggio ed io mi sento così impotente..lui è anche molto depresso..vorrei tanto un suo sorriso..
Quando curi una malattia puoi vincere o perdere. Quando ti prendi cura di una persona vinci sempre.

Alessandra68
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Re: Rabbia

Messaggio da Alessandra68 » dom 23 ago 2015, 16:19

Ciao Delena e Veronica.
Mi dispiace tanto...rabbia, vuoto, senso di solitudine in ospedale o anche se ci si trova tra persone..maledetta malattia!!!!

Alessandra68
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Re: Rabbia

Messaggio da Alessandra68 » dom 23 ago 2015, 16:58

Rifacendomi al primo post di Delena, mi risale alla memoria il comportamento di 3 anni fa dei miei compagni del corso di Counseling..in aula racconto la mia vicenda personale, il lutto per la morte del mio fidanzato..mi guardavano e mi sentivo un U.F.O! Mi guardavano spaventati dopo il racconto e con atteggiamento riverenziale mi hanno sempte trattata con distanza (quasi tutti, però). Io mi sono arrabbiata e ricordo che non capivo se dovevo fare la sceneggiata o dovevo (come ho fatto) avere un atteggiamento "forte", di reazione, di consapevolezza..ma erano passati anni, cavolo!!! Forse sono io, mi son detta. Forse dovevo stare zitta e non dire mezza parola! Ma é impossibile, perché il corso forma persone in grado di ascoltare. Ma prima di ascoltare, in certi casi é importante parlare di sé in un contesto protetto, quale quello, é importante aprirsi perché é un percorso psicologico che forma professionalmente ma consente nel contempo di crescere. Per ascoltare gli altri devo ascoltare me stesso. In questi ultiimi (quasi) 4 anni ho fatto passi da gigante, il corso mi ha aiutato a leggermi, ho portato avanti la rielaborazione, non somatizzo più e sono ancora più consapevole di prima. Ora sto bene, molto bene e mi sento forte, forte del potere interno che scopro sempre più di avere ma che il.lutto aveva affossato!
Sono arrivata alla conclusione che le persone se etichettano hanno loro dei problemi con l'argomento "morte". Se ti evitano, se vedi che pensano fino a 300 prima di parlare, se le senti "bloccate" é un loro problema. Comprendo benissimo anche se mi aspetterei semplicemente un "mi dispiace tanto. Ti sono vicino". solo questo. Se non sono in grado, se la gente si sente inadeguata, non é affare nostro! Certo, viene rabbia. Tanta rabbia...ma personalmente me la sto risolvendo così. Proprio 20 minuti fa ho fatto un sogno (in.genere non ricordo i sogni)..io e i.miei compagni siamo in aula ad attendere lezione. Io tranquilla a mangiarmi e rubacchiare delle caramelle...ero tranquilla (cosa che nella realtà non sono), e attendo la lezione.
E svegliatami ho subito ho pensato a voi..qui non dobbiamo tirarci su la maschera..non si deve e non si vuole..qui sono tranquilla dentro e fuori. Non devo far finta che va "tutto bene", anzi, non.devo dire cose che forse si aspettano ma che non dico perché ora sto bene. E allora si spaventano e mi faccio le menate!!. Credo che certi eventi inneschino dei meccanismi di difesa che vengono assunti anche dal gruppo, non solo a livello individuale. Oggi capirli, comprenderli,non me ne può fregar di meno.
Grazie a tutti voi.
Alessandra

Alessandra68
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Re: Rabbia

Messaggio da Alessandra68 » dom 23 ago 2015, 17:57

Il fatti che dica di stare bene e in contemporanea dire in altro post (vedi Franco) che non sono affatto una roccia, non é in contraddizione..i momenti di debolezza fisica (e non) ci sono e ci saranno sempre più (specie i primi). Non li nego. Anzi. Però a questi alterno tanti momenti in cui sento di essere padrona della mia storia, non vivo più passivamente avendo paura del futuro, piangendo la notte per il giorno dopo..queste cose non avvengono più come anche l'ammalarmi ogni due per tre di colite, reflusso gastroesofageo causato da ernia..che ora non é scomparsa miracolosamente, c'é, é lì, ma vivo in modo più sereno! Sono consapevole del futuro che comunque mi fa paura ma nel frattempo colgo le cose belle che ci sono. Per ora! Poi non so. Ad es non avrei mai pensato di scrivere qui. Di confrontarmi con chi ha "visto" il.tumore, malattia che suscita terrore in tutti..però l'ho fatto e dopo i primi.pianti per la disperazione che ho letto, con meraviglia, mi sono accorta che affronto anche "solo" con le parole situazioni pesanti che in.primo luogo mi suscitano tanta vicinanza e una voglia di abbracciare tutti coloro che scrivono che stanno male.poi se vedo la 16enne che chiede aiuto (Nyam mi sembra) mi si apre il cuore! Io che avrei da sempre diventare medico oggi dico che questo obiettivo l'ho raggiunto in modo diverso!! Sto con.le persone e sono vicino a loro..non sempre un medico fa queste cose!! E sono tanto fortunata nella mia vita perché sto conoscendo anche voi!!
..ecco un altro tassello che si incastranel.puzzle della vita.

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Re: Rabbia

Messaggio da delena » dom 23 ago 2015, 23:37

Veronicaf.. mi dispiace tanto tanto.. ti sono vicina!! Un grande abbraccio❤

delena
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Re: Rabbia

Messaggio da delena » dom 23 ago 2015, 23:43

Alessandra68 già .. ti senti un aliena.. tenuta a distanza..ferita dalle parole stupide e dall'insensibiità .. senti la mancanza.. vorresti solo riabbracciarla riavere la vita che ora non hai piú.. e ti senti fragile e indifesa... poi ti ascolti e ritrovi la fiducia in te e e riparti provi a fare un altro passo perchè credi che anche per te ci saranno giorni migiori nonostante il dolore nel cuore

Alessandra68
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Re: Rabbia

Messaggio da Alessandra68 » lun 24 ago 2015, 7:51

Ciao Delena.
Hai detto bene: ti senti un'aliena! Si, questo é il sentimento. Siccome il corso terminerà il prossimo anno, i miei compagni so che continueranno ad assumere questo comportamento. Sai cosa fa rabbia? Il fatto che in.un modo o nell'altro, con fatica, vado avanti e mi sono ricostruita facendo passaggi psicologici molto importanti. Mi sono impegnata molto (non solo a detta mia) e ho raggiunto obiettivi di crescita personale che forse, senza incidente, non mi sarei sognata. Quando sono con i.miei compagni, siccome sento e vedo dei comportamenti di chiusura, blocco (nel senso che dicono e fanno cose senza lasciarsi andare, come se spaventassi e me li volessi mangiare) a mia volta mi incarto..mi blocco, vado in tilt perché cerco delle modalità più soft. Perché credo di essere inadeguata, perché mi sento inadeguata, perché non rido alle loro storie (perché sono anagraficamente più grande, mi sento diversa, ma non giudico)..insomma, non capisco cosa devo fare per farmi accettare. creo timore anche perché.da tanti anni per lavoro mi occupo di relazione d"aiuto rivolta ai disoccupati e frequentando questo corso mi trovo perfettamente coerente con i contenuti, avendo avuto anche bisogno di psicoterapia ..io conosco la relazione d'aiuto anche praticamente. Purtroppo.
I miei compagni per loro fortuna, no.
Facciamo cambio? Se fosse possibile, immagino di no. E allora, siccome le persone, in date circostanze non cambiano (se non vogliono), cambio io!!
Non sarà semplice, ma dovrò pensare a me nel senso che, se fin'ora mi sono mossa con un basso profilo in termini di impegno formativo (pensa, per non fare la parte della "secchiona"), ora che sono alla conclusione é meglio che dia tutta me stessa..l'incidente non lo abbiamo cercato io e soprattutto Andrea, io sono rimasta viva per miracolo, questa triste esperienza ha il lato positivo che mi ha fatto crescere e tanto e ora sto realizzando il mio sogno di vicinanza alle persone! Più fortunata di così? Se poi queste persone hanno dei problemi nei miei confronti (peraltro dichiaratimi, dicendo che alcuni provano fastidio) sono fatti loro.
La mia grande soddisfazione é la mia famiglia, gli utenti che seguo per la ricerca del lavoro e voi !!
Sono stata tanto male per queste cose, la direttrice (psicoterapeuta) ha condiviso la mia convinzione che abbiano loro dei problemi ma evidentemente, in fondo in fondo, fa male. Già!
E allora la rabbia la devo trasformare, devo incanalarla e farla diventare energia vitale per me. E nel frattempo ascolto chi vuole essere ascoltato da me, rimango aperta a coloro che si fidano di me e non hanno paura di se stessi.
Perché questo é il vero problema.

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Re: Rabbia

Messaggio da Franco953 » lun 24 ago 2015, 14:38

Tutto ha inizio quando esci dall’ospedale e la notizia della tua malattia , volente e nolente, arriva ai parenti e poi agli amici ed, infine, ai colleghi di lavoro.
Qualcosa in te è cambiato perché si è inevitabilmente annebbiata la rosea, genuina e spensierata, bellezza della vita ma, qualcosa è cambiato anche negli altri,
Qualcuno ha parlato di disabilità. Non sono d’accordo ma nella realtà ti viene affibbiato dagli altri una specie di cartello sulle spalle .
Da parte soprattutto dei colleghi (ma a volte anche da certi parenti e da certi amici), si susseguono le solite domande di rito: “Come va ?”, “Stai bene ?”, “ Come ti senti ?” ma l’attenzione dell’interlocutore, nella maggior parte dei casi, si ferma alla sola domanda. Forse perché danno per scontato che la risposta è “ Grazie sto bene” , oppure “Va meglio”. In realtà, probabilmente, se la risposta fosse “ Sto male e sto morendo”, non si accorgerebbero neppure e continuerebbero per la loro strada, concludendo con una “ pacca sulla spalla” seguita dalla frase : “Bene, bene! Mi raccomando curati!”
Da non dimenticare, inoltre, le frasi di solidarietà ed esortazione: “ Forza, ti sono vicino” e a voler essere spiritosi si potrebbe rispondere “ Lo vedo , visto che sei qui ad un metro di distanza” oppure , altre frasi gentili come “ Ce la devi fare”, “Devi reagire” ecc
Sono frasi che, a mio avviso, hanno il loro significato e il loro peso, sul piano morale e psicologico, nell’ambito di un Forum come il nostro, ma che perdono decisamente la loro importanza se pronunciate da persone che non hanno neppure vissuto, accanto ad un familiare, la tragedia della malattia .
In realtà sono convinto che alla maggior parte delle persone che ti manifestano la loro “solidarietà” con le solite frasi/atteggiamenti , non importa nulla delle tue condizioni di salute.
Per fortuna, ci sono le eccezioni che confermano la regola. Sono gli amici, i parenti e i colleghi che hanno avuto delle esperienze con le malattie invalidanti e che riescono a percepire le tue difficoltà . Di solito, ti accolgono con uno sguardo sincero e a volte ti abbracciano senza frasi inutili e ormai scontate.
Quando seppi che mio padre aveva un cancro non dissi nulla, mi avvicinai , lo abbracciai e piansi. Lui capì e mi ringraziò per essergli così vicino
Fu una grande tragedia ma non dissi mai a mio padre “Ce la devi fare” , “Devi reagire” oppure “Ti sono vicino”. Non c’era bisogno di parlare, erano tutte esortazioni e sentimenti, che leggeva nei miei occhi. Più volte, invece, gli dissi “Ti voglio bene” e lui ricambiò sempre il mio affetto con un bacio.
La vera solidarietà, la vera vicinanza, a mio avviso, non ha bisogno di tante parole. Ha bisogno soprattutto di gesti. Un abbraccio vale più di 1000 parole e la sola frase “ ti voglio bene” vale più di 1000 “Ti sono vicino” oppure “Devi reagire” .
“Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare.”

Alessandra68
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Re: Rabbia

Messaggio da Alessandra68 » lun 24 ago 2015, 15:09

Ebbi un moto di rabbia, quando mia madre, poveraccia, mi disse "reagisci!". E tutte le volte, a livello epidermico, sento ribollire il sangue quando rivolge questa frase a conoscenti o altri!! A me dispiace tanto, ma con questa frase mia madre invia una sorta di messaggio sotteso "tanto so che non lo fai"..é involontaria la cosa, ovviamente, ma é una svalutazione di fatto! Glielo feci notare..cadde dalle nuvole! Poco ci mancava che avessi torto..nel senso che mi arrabbiavo per una banalità! ...che non é tale!!
Pesare le parole é fondamentale, sempre. Soprattutto in queste circostanze.
E capisco la difficoltà a comunicare.
Il disagio é anche dall'altra parte.
Ma nel mio caso specifico (compagni), sono stanca di capire e andrò avanti (spero) con più determinazione. Non é poi così un dramma.
I problemi sono altri...

 


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