QUELLO CHE LASCIA IL CANCRO

In questa stanza è possibile dare parola a ciò che si vive come paziente, familiare, amico, condividendo la propria esperienza ed esprimendo le proprie emozioni in un clima di accoglienza, fiducia e rispetto.
Erika76
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Messaggio da Erika76 » lun 31 mar 2014, 22:21

Nicky, tu sei una forza!


rosapinanicolettaanna
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Messaggio da rosapinanicolettaanna » lun 31 mar 2014, 23:30

Grazie erika è tutta apparenza tanta forza la vorrei ma non sempre ce lo! Ma la mia esperienza come altre puo aiuta,è raro che scrivo ultimamente vedendo che nexun mi risponde è quindi ne faccio almeno ma spesso leggo ti abbraccio


linetta
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Messaggio da linetta » mar 1 apr 2014, 1:57

Nicky un abbraccio anche da parte mia e' bello e molto vero quello che hai scritto..

Linetta


rigoletto
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Messaggio da rigoletto » mar 1 apr 2014, 3:24

...forza!!!!!!!!!!!!


battasi
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Messaggio da battasi » mar 1 apr 2014, 3:39

Grazie!

Leggendo i vostri pensieri sono riuscita finalmente a capire che cos'è quel qualcosa che mi sento dentro e che mi ha cambiato dopo la malattia, ma non sono mai compreso: "...ho l'impressione di non aver vissuto nulla prima di oggi...cosa facevo prima che mi ammalassi? fatico a ricordarlo".

Pur non cancellando nessun passato, il cancro ci costruisce una nuova vita.

Le vostre parole hanno dato voce anche alle mie emozioni.

Un caro saluto a tutti


france74
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Messaggio da france74 » mar 1 apr 2014, 14:58

Vania, Erika, Nicky, quello che scrivete è esattamente quello che abbiamo nel cuore tutti noi che putroppo abbiamo dovuto avere a che fare con questa bestia. C'è poco da dire in aggiunta, è vero che si cambia, cambiano le priorità, cambia il modo di vedere e percepire la vita intorno a noi e questo, forse, non è sempre da considerare in maniera negativa. Personalmente, avendo perso il mio papà, ora mi sento improvvisamente adulta. Non che prima non lo fossi, ho quasi 40 anni e due bambini! Ma dopo aver perso papà mi sono sentita catapultare prepotentemente in un mondo da adulta, in sentimenti nuovi, in un dolore che pensavo scioccamente che non avrei mai provato.

Cosa c'era prima? Una vita di affetti, di dolci ricordi, di litigate e di condivisione. Spero che questo mi resti nel cuore per sempre, spero di poter ricordare la voce, l'odore di papà. Sarò sciocca ma quando sono a casa dei miei apro l'armadio di papà e infilo letteralmente la testa tra i suoi abiti che sono ancora li, voglio percepirne l'odore, sentire l'odore del mio papà. Cosa c'è adesso? Una vita da riscoprire, fatta di altro amore, quello verso i miei bambini. Ma fatta anche di malinconia e di senso di vuoto, un vuoto che già so resterà incolmabile. La mia vita, e quella di tanti altri del forum, credo sarà semplicemente "diversa" e tanti momenti felici che avremo in futuro saranno velati dalla malinconia di non poter più condividerli con una persona amata che ci ha lasciato.

Un abbraccio a tutti.

Francesca

Erika76
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Messaggio da Erika76 » mar 1 apr 2014, 17:13

Ragazzi è esattamente così, credo che il termine DIVERSO sia esattamente quello che, meglio di ogni altro, riassume il dopo. Tutto appare diverso. Ogni piccolo gesto racchiude in sé qualcosa di diverso, perché è l'universo interiore che è cambiato. Vero, concordo con France. Compirò 38 anni a luglio, non sono una bambina, eppure la perdita di Dani mi ha reso più matura, sicura, consapevole delle mie capacità. Prima il solo fatto che ci fosse mi permetteva di appoggiarmi a lui o comunque di condividerne le decisione assumendo il mio 50% di rischio. Ora le decisioni le devo prendere io e il rischio è solo mio. Non posso nascondermi o dare la colpa a qualcun altro se prendo una decisione sbagliata e questo mi spinge a ragionare maggiormente su quello che faccio. Dani era la parte riflessiva, pragmatica e ponderata della coppia, io quella impulsiva e anarchica. La sua assenza mi ha spinto a rivedere me stessa, il modo in cui vivo e lavoro perché da me dipende la vita e la serenità di mio figlio, dal modo di essere ed agire oggi dipende il suo futuro. Di perché ce ne sono tanti per andare avanti. Ogni tanto mi fermo, mi volto indietro e mi prendo un momento solo mio in cui mi lascio letteralmente investire dalla malinconia, mi serve, ne ho bisogno, per sentirmi ancora di più, sentire me stessa e le mie sensazioni, essere ed esistere.


Milena66
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Messaggio da Milena66 » mar 1 apr 2014, 17:54

....diversi, si completamente diversi.Perchè il cancro si porta via la spontaneità, la spensieratezza, la stupida consapevolezza che i nostri cari siamo immortali e dopo, quando la tempesta è finita, quando l'orrore vissuto ci appare finalmente chiaro in ogni particolare, ci rendiamo conto di aver perso anche un ruolo sociale: di moglie, di marito, di figlio, di fratello etc....

Quell'orrore che abbiamo attraversato come se fosse normale, nella speranza di non impazzire completamente e perchè dalla diagnosi di cancro si passa immediatamente "dall'altra parte", ci lascia percossi, pieni di lividi e di dolori ossei e soltanto alzarsi la mattina diventa "diverso".

Si conosce un mondo che abitualmente non frequentiamo, il mondo degli ospedali, degli aghi nelle vene, del veleno dei farmaci e si gioisce per un piccolo successo e si piange per un peggioramento, anche minimo, di una situazione già drammaticamente tragica.

Quello diventa il nostro mondo e quando ci viene a mancare è come se sentissimo ancora la necessità di appartenervi, perchè non conosciamo altro.

Il passato è annientato, il futuro è ignoto e l'unica certezza che abbiamo è che ormai conosciamo così tanto bene il mondo del cancro che ci siamo quasi affezionati.

Come sarà il futuro non più scadenziato da esami, TAC, PET, controllo, chemio, radio?

Cosa rimane di noi quando l'odocre acre delle corsie di ospedale non viene più respirato?

Cosa facciamo dopo?

Dobbiamo reinventarci una vita, ove non abbiamo più certezze?

Io quando finalmente sono rimasta incinta e sono andata a fare un controllo in ospedale, l'ospedale dove mia mamma ha passato la maggior parte dei suoi terribili 6 anni di vita da malata di cancro, non ho potuto fare a meno di andare in reparto e non mi è importanto niente dell'intimazione impostami di uscire, vista la pancia ben evidente....

Chi ero io senza quel mondo? Era una donna incinta che non aveva un passato e ho avuto bisogno di toccare e di respirare quell'aria malata e di incontrare queli sguardi terrificati, di parlare con l'oncologo e con le infermiere per farmi riconsocere: "sono la figlia della Signora Nara". Ecco chi ero....ero la figlia della mia adorata mamma aggredita dal cancro e non ero altro. Ero sola, proiettata in un futuro senza riferimenti e senza certezze. Quella pancia che sporgeva oltre i miei occhi conteneva la vita, ma io non sapevo più chi ero.

Col tempo, mi sono inventata giorno dopo giorno e ho scoperto che sapevo essere una buona madre, soltanto perchè mi stavo comportando esattamente come faceva la mia con me. Ho scoperto di avere bisogno di toccare la carne dei miei figli, di annusare l'odore della vita e di sorridere di fronte ad un sorriso incontaminato.

E prima chi ero? Non lo so.....ricordo soltanto di essere stata per 6 anni una fedele ed ossessiva care giver di mia mamma e prima di quello non ero nessuno.

Non ero nessuno, no. Adesso sono una madre attenta e premurosa e mi rendo conto che, pur non ricordando mia madre sana, mi ritrovo a fare e dire tutto quello che mia madre mi ha insegnato. Difficile che io parli di mia madre con qualcuno, non ho fratelli o sorelle e mio padre preferisce non ricordare. Soltanto con i miei figli mi ritrovo spesso gli occhi gonfi di lacrime e un sorriso di piacere che non rende amare le lacrime. Non passa giorno che io non pensi a mia mamma, ma sono felice di essere diventata la persona che sono, perchè chiunque mi racconti di un dolore, io so cosa dire o fare. E non è presunzione, ma soltanto consapevolezza di sentire il dolore del prossimo, perchè io quel dolore lo conosco bene. Quella sensazione di smarrimento e di torpore fra indredulità e speranza....

Il cancro mi ha dato una veste nuova, una veste di seta scura che non lascia trasparire il dolore della mia anima agli altri, ma sufficiente trasparente per potermi permettere di capire chi mi sta di fronte.

Sotto alla veste ci sono io con il mio fardello di dolore e nessun altro può entrare. Soltanto i miei figli lo fanno nel modo proprio dei bambini, con innocenza e curiosità e soltanto loro sanno farmi veramente sorridere alla vita.

Ma il tempo aiuta e pur non dissipando completamente il dolore, lo rende più sopportabile e meno aggressivo e spesso quando sentiamo parlare di cancro sappiamo anche resistere alle lacrime che scendono. In fondo qualcosa abbiamo imparato da questa esperienza.....

La vita è vita e ogni giorno che ci viene donato, soprattutto se in salute, deve essere vissuto pur con la morte nel cuore. E soprattutto io ho imparato che quella che io sono oggi è sicuramente diversa da quella che sarò domani, perchè il domani mi cambierà ancora....e questa è la forza che mi ha dato il cancro. Non si è immutabili, ma mutevoli e dobbiamo imparare a cambiare con i cambiamenti della vita senza mai perdere la voglia di viverla questa vita. Non abbiamo altro, ahimè!


Erika76
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Messaggio da Erika76 » mar 1 apr 2014, 18:24

Vania, ogni tuo scritto è un concentrato di emozioni, sensazioni allo stato puro senza filtri ad attenuarne la cruda verità.

Sai, è esattamente così. Io chi sono, mi sono chiesta un giorno? L'ho chiesto ad alta voce e una signora che mi conosce e ha vissuto in sottofondo il mio percorso mi ha risposto: sei Erika, e basta. Sì è vero, so chi sono, ma quello che non sono mi precipita nell'incertezza scolorendo i confini di quella che sono. Non sono più moglie, né infermiera improvvisata, autista del mercoledì, giorno di chemio, interlocutrice dell'oncologa, amica dei pazienti ricoverati insieme a Dani, unico punto di riferimento per un marito che mi aveva riscoperta forte e determinata e che in me e su di me riponeva ogni speranza, anche quella di guarire. Ho fallito, mi sono detta quel giorno. Ho disatteso quelle speranze, non ho mantenuto la promessa fatta a mio figlio che mi pregava di curare il suo papà. Tutto allora dipendeva da me, le scelte, i colloqui con l'oncologa volti a tentare un'ultima disperata opzione terapeutica. Tutto era nelle mie mani, sentivo che la vita di Dani mi sfuggiva dalle mani come sabbia trasportata dal vento e non potevo fare nulla per trattenerla. Quel 10 luglio, ho perso in un attimo tutte le mie funzioni, ho perso il mio ruolo di moglie e il termine vedova non voleva appiccicarmici addosso. Io ero una vedova.... no, troppo semplice. In realtà non ero niente, perché non ero né chi ero prima del cancro, né tanto meno chi ero durante il cancro. Perché prima del cancro ero una moglie felice (almeno credo, i ricordi fanno cilecca), ma durante il cancro ero quasi una sorella, l'amore si era fatto puro e assoluto, non mediato da altro che dal desiderio di un miracolo, quasi un amore santo. Ho pensato di tornare in oncologia, volevo dire all'oncologa che nel caso non se ne fosse accorta, Dani non c'era più. Una spina nel cuore l'aveva definito.... già, ma penso che sia riuscita a farsene una ragione molto presto. Io invece ci sto mettendo un po' di più perché rinascere non è come nascere, non bastano nove mesi, serve una vita intera e quando ti sembra di aver capito, ecco che come in un cubo magico cambia tutto, i colori si mischiano e ti trovi di nuovo a costruire. Ma l'importante è non girare in tondo come un criceto sulla ruota. Non importa se per due passi avanti se ne fa uno indietro, l'importante è muoversi, cambiare con la vita che cambia e ti cambia. Nulla sarà mai come prima, ma del resto neanche oggi è uguale a ieri e domani sarà ancora diverso e io continuo con l'unica arma che ho, l'amore, amore per la vita, per mio figlio e per il mio angelo.


battasi
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Messaggio da battasi » mer 2 apr 2014, 0:47

Quello che lascia il cancro è un'impronta che si imprime nel profondo, sul corpo e nell'anima. Non se ne andrà mai, la porteremo sempre con noi, come familiari, come malati. Quell'impronta è differente per ognuno, non ve n'è una uguale, ciò che l'accomuna è esclusivamente ciò che l'ha generata. E' come un'impronta digitale. Io mi sono malata nel 2007 e sin da subito mi son sentita questo buco nell'anima che tuttora esiste. Chi non ha provato, per i non addetti che incontriamo tutti i giorni nella vita quotidiana, tutto questo non è comprensibile, i nostri racconti possono solo essere ricompresi a volte nel libro della compassione.

Dobbiamo procedere, dobbiamo cercare quella gioia di vivere vera, interiore, anche per pochi attimi, Noi che sappiamo apprezzare la vita e conosciamo cosa è la sofferenza.

Un caro saluto a Tutti.


 


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