Ogni giorno.....

In questa stanza è possibile dare parola a ciò che si vive come paziente, familiare, amico, condividendo la propria esperienza ed esprimendo le proprie emozioni in un clima di accoglienza, fiducia e rispetto.
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rigoletto
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Messaggio da rigoletto » gio 15 ago 2013, 9:26

buongiorno.. auguro a tutti voi tanta speranza e amore... ocio ai gavettoni se andate al mare anche se il tempo sarà birichino come il più audace dei molestatori.


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Monik
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Messaggio da Monik » gio 15 ago 2013, 13:09

Buon giorno forum.

... e come suggerisce Pier dovrò fare MOLTA attenzione ai gavettoni!

Devo passare sotto ad un sacco di terrazzini prima di arrivare al lavoro.. qui da noi è una consuetudine far questi "scherzi".

Stasera fuochi d'artificio sul ns litorale e domenica spettacolo della nazionale acrobatica frecce tricolore.

Sereno FerrAgosto ragazzi.


Monik

GIORNOPERGIORNO
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Messaggio da GIORNOPERGIORNO » gio 15 ago 2013, 13:48

Buongiorno Monik !

Anche oggi lavori ?

Pensavo di essere la sola in questi giorni !

Oggi comunque sono a casa.

BUON FERRAGOSTO A TUTTI !!!


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Monik
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Messaggio da Monik » gio 15 ago 2013, 14:13

Certo! Lavoro tutti i giorni! In tutte le zone turistiche balneari è così.

Credimi, se non avessi il mio lavoro -che adoro- sarei sprofondata nel buio del dolore, ma poi ho trovato il forum, e.. son qui!

Ciao a tutti.

Monik


Monik

rigoletto
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Messaggio da rigoletto » gio 15 ago 2013, 14:23

...mittica!!!!!!


paola51
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Messaggio da paola51 » gio 15 ago 2013, 15:27

Caro Rigoletto, non sai quanto mi ha fatto piacere leggere il tuo buona notte in Russo! l'ho subito copiato e incollato per dirlo al bimbo bielorusso che da 7 anni viene da noi a passare le vacanze. Si chiama Vlad e noi lo adoriamo. Nonostante i nostri tanti problemi lui e' un raggio di sole...


rigoletto
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Messaggio da rigoletto » gio 15 ago 2013, 17:01

questo ti onora e ora in forma veramente casareccia ti traslittero alcune cose che dovrai dirgli
Minià zavut paola (io mi chiamo paola)

kaghdilà stonova (come stai)

ocie karashò (molto bene) ...

Ià Paola (io sono paola)

Ià liubliù tibià (ti voglio bene = Я люблю тебя)

Paka (ciao)


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Messaggio da paola51 » gio 15 ago 2013, 17:27

stupendo!!!! un corso accelerato!!! anche perche' il pupetto parla un po' il romanesco....grazie carissimo!


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Messaggio da linetta » gio 15 ago 2013, 17:38

Sereno Ferragosto ai miei Amici carissimi..

Linetta


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Messaggio da rigoletto » ven 16 ago 2013, 3:21

vi posto questo link per intero riguarda il significato di "ABBASTANZA"!
Abbastanza: perché non ci basta più?
di Michele Farina
Tags: famiglie, genitori
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Qual è l’opposto di «scarsità»? Se rispondete «abbondanza», la dottoressa Brené Brown vi dirà che avete un problema. «Viviamo in una cultura permeata dal senso di scarsità (e di vergogna). Ci svegliamo al mattino e diciamo: non ho dormito abbastanza. Andiamo a letto alla sera e ci lamentiamo di non aver fatto abbastanza. I nostri figli ci guardano e ci copiano. Non ci consideriamo sufficientemente magri o intelligenti, non siamo mai abbastanza bravi, fino a quando non decidiamo che sì, lo siamo».
Un cambio di prospettiva che cambia la vita:
«È l’abbastanza che ci permette di avere fiducia nelle nostre possibilità, che ci toglie la paura. Per me — dice Brown al Guardian — l’opposto di “scarsità” non è “abbondanza”. È “abbastanza”. Io sono abbastanza, i miei figli sono abbastanza».
«I am enough, my kids are enough». Se qualcuno vi dice che vostro/a figlio/a è «abbastanza bravo/a» (a scuola, a musica, a nuoto) alzi la mano chi non la prende come una mezza offesa, un modo indiretto per dire: è una frana. Forse peggio: è un mediocre. E quando raccontate agli amici che la vacanza è andata «abbastanza bene», vuol dire che avete litigato tutto il tempo e c’è stata un’invasione di cavallette.
La parola «abbastanza» la pronunciamo spesso con una smorfia di sconfitta. Il più delle volte la evitiamo. Certo non la usiamo come un complimento, come fa sorridendo la dottoressa Brown.
È un curioso paradosso. Per quanto riguarda l’economia e gli stili di vita, avanziamo in un mondo che giudica in maniera sempre più positiva la cultura dell’abbastanza, che si accompagna per default al mantra della sostenibilità. In Gran Bretagna è appena uscito l’ennesimo libro sulla «economics of enough», scritto da Dan O’Neill e Rob Dietz. Le parole d’ordine sono consuete: combattere gli sprechi, controllare i consumi, accontentarsi di quel che si ha. È la crisi, bellezza. È il futuro delle risorse scarse. Anche dove c’è una timida ripresa, come quella che si respira a Londra, è ormai considerato irrealistico e anche un po’ volgare puntare all’abbondanza. Eppure, se si passa dall’avere all’essere, dalle risorse alle persone, nell’epoca dei talent show e della disoccupazione di massa la filosofia dell’abbastanza assume un significato peggiorativo: la mediocrità contrapposta all’eccellenza.
Per Elizabeth Bernstein, columnist del Wall Street Journal, è anche colpa dell’economia: tra i marosi del mercato del lavoro più competitivo della storia occorre dimostrare — su molteplici piattaforme — di saper eccellere su tutto e tutti. Un imperativo del superlativo a volte frustrante, come traspare nel modo in cui spesso presentiamo la nostra vita su Internet, nella vetrina dei social network (che in generale favorisce il bellissimo o l’orrendo sull’abbastanza bello/brutto).
Il paradosso apparente: in piena economia dell’abbastanza crescono le aspettative (e lo stress) sulle performance che non sono mai abbastanza. La texana Brené Brown, diventata famosa con una lezione (seguita online da oltre 10 milioni di persone) sulla necessità di smetterla di puntare alla perfezione, ha scritto un libro (Daring Greatly) che esce tradotto in questi giorni in Gran Bretagna. È indicativo che il lato più interessante del suo pensiero, per i media inglesi, sia quello che affronta il rapporto tra genitori e figli. Se il modello corrente è quello dell’inflessibile Mamma Tigre (ma anche soltanto lince) o della favola del principino George, è forte la tentazione di bollare l’educazione dell’«abbastanza» come una forma desueta e dannosa di vetero permissività new age.
E poi non è forse vero che oggi si tende a perdonare tutto ai figli, a proteggerli, esaltarli e innalzarli oltre ragione? Appunto, risponde Brené Brown. Se sono così bravi, perché li proteggiamo e li assistiamo in tutto? «Quando noi crediamo davvero che i nostri figli siano abbastanza bravi, solo allora smettiamo di sostituirci a loro cercando di aggiustare ogni cosa. Se uno dei miei figli fatica con un compito a casa, per me è doloroso lasciarlo andare a scuola senza aiutarlo. Però va bene così. La speranza è una funzione della fatica. Quando leviamo gli ostacoli ai figli, togliamo loro la capacità di sperare».
Come evitare che l’educazione dell’abbastanza diventi alibi ed elogio irresponsabile della mediocrità?
Per Brown è cruciale la differenza tra vergogna e senso di colpa. «La cultura della vergogna in cui viviamo» impedisce spesso ai ragazzi di sentirsi parte della loro comunità o ancora peggio della loro famiglia. Per il suo libro Brown ha intervistato 1280 persone. «L’esperienza più forte è stata ascoltare i ragazzi della scuola dell’obbligo che dicono: non c’è cosa peggiore che sentire di non appartenere alla tua famiglia», quando senti di non essere abbastanza vicino al modello che hanno costruito per te. Ma allora come si migliora? Sbagliando e riconoscendo l’errore, senza però intaccare la fiducia.
«Il sentimento della colpa è positivo: senti di aver fatto qualcosa di sbagliato e cerchi di migliorare. Con la vergogna, invece, sentiamo di essere sbagliati. E ci chiudiamo. È la vergogna che erode il nostro coraggio e alimenta la nostra apatia verso il mondo».
L’educazione dell’abbastanza è qualcosa che i figli imparano guardando i genitori. «Non puoi dare ai ragazzi quello che non hai tu — dice Brené Brown —. Non possiamo renderli più resistenti al senso della vergogna se noi stessi non impariamo a esserlo». Accettandoci come siamo. Abbastanza umani, nonostante tutto.


 


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