Rabbia

In questa stanza è possibile dare parola a ciò che si vive come paziente, familiare, amico, condividendo la propria esperienza ed esprimendo le proprie emozioni in un clima di accoglienza, fiducia e rispetto.
RaffaellaGrimaldi
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Messaggio da RaffaellaGrimaldi » sab 13 apr 2013, 16:10

A volte un colpevole c'è... non ha un nome preciso, ma ci sono i cosiddetti signori "X" che in alcune realtà come la Campania si identificano in tutti quelli che c'entrano con le discariche e quant'altro, come la Puglia con l'Ilva di Taranto...e se si fanno delle ricerche più approfondite ogni singola realtà ha i suoi colpevoli...il problema è che tanto non pagheranno mai per tutti questi "genocidi"...


angiame
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Messaggio da angiame » sab 13 apr 2013, 16:29

Paolo,

Quando ho letto il tuo messaggio io non ci ho trovato niente di male... Purtroppo quando si è arrabbiati non si legge come una persona tranquilla!!!

So che la rabbia è proprio una brutta compagnia quindi non pensare che la nostra Bea ti è contro ma è solo tanta arrabbiata...

Io so cosa vuol dire essere arrabbiata e leggere male un post è una cosa normale!

Sfogati Bea...

Un bacio grande a tutti

Ambra


Wasp
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Messaggio da Wasp » sab 13 apr 2013, 16:42

Vorrei scusarmi con tutti voi per la rabbia di ieri. In particolare con Paolo60. E' che a volte sembra che Dio abbia abbandonato mia madre. Lei cattolica e pronta a confortare tutti ha sofferto per il primo tumore è rimasta 3 mesi in ospedale ( come Pà), io avevo 6 anni maricordo tutto. In questi ultimi trent'anni ha avuto 2 infarti cisti ricoveri, si è sentita dire di tutto che aveva unamassa al fegato ( non era vero) una recidiva al seno ( non era vero con le conseguenze di una biopsia che ha portato allo pseudomonas) e ancora curo la sua ferita ( 6 anni). E adesso questo. La tac : vi spiego. Non trovavano la tac (fatta una settiamna fa, posso capire a Milano visto il numero di pazienti che possa tardare ma in un ospedale di provincia no) in realtà la tac c'era inviata via internet. Appena l'ha vista mi ha detto che ormai il polmone destro era completamente malato. Io sono rimasta stupita perchè era il polmone sinistro quello ridotto peggio. Ha detto che non c'erano stati miglioramenti. Finalmente arriva il referto. In realtà c'era stata una riduzione del tumore sia a destra che a sinistra. Il fegato invece ha delle metastasi più grandi. Ho chiesto per l'ennesima volta il test e mi ha detto che per lui non c'era problema a farlo ( ma come ad ottobre hai detto di no perchè era difficile risultare positivi) però era difficile fare dei prelievi giusti.. gli ho implorato di parlare con il chirurgo toracico di cui mi fido ciecamente. Ha detto che lo avrebbe fatto. Ma ormai non mi fido più. Purtroppo però non posso intervenire per la tranquillità di mia madre. Ma è dura vederla soffocare per una pastiglia..Chiedo scusa se vi ho offeso.


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Monik
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Messaggio da Monik » sab 13 apr 2013, 17:31

Certo ragazzi che ogni tanto ci lasciamo prendere dalle debolezze dell'essere umano!!
Siamo tutti esseri degni, di poter esprimere ciò che proviamo in questo determinato e difficile passaggio della vita.
Qualcuno di noi può condividere ciò che legge, e qualcuno può passar "OLTRE".

Non siamo costretti in nessun modo a partecipare.

E' un forum di libero sfogo.

Condivisione. Altruismo. Tristezza. Disperazione. Solitudine. Rabbia.
La tolleranza: qualità per cui si permettono e si accettano idee e atteggiamenti diversi dai propri o si dimostra comprensione per gli errori e i difetti altrui.
Ognuno di noi ha le proprie difficoltà famigliari e personali, perciò non capisco perché rispondere SE (e dico SE), per puntualizzare Credente o non Credente.

Questo non cambia nulla. I sentimenti li abbiamo comunque!

Monik


Monik

franki74
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Messaggio da franki74 » sab 13 apr 2013, 17:55

hai ragione monik. a volte si toccano tematiche che scatenano ondate di polemiche, qui come nella vita reale. se parli di politica con chi la pensa diversamente da te, se hai passione, difficilmente riesci a contenere la voglia di ribattere e poi rimane la delusione e il disagio di aver creato un vago risentimento. anche per la religione è così.pazienza! qui stiamo a fare i conti con la vita, con una vita terribile e infernale, chissà se qualcuno lassù ascolta. mio padre sul letto di morte imprecava contro dio...eppure, da non credente, quale sono di fatto, ho richiesto per lui l'estrema unzione e oggi assisterò ad una messa, perchè sia accolto nel regno dei cieli, perchè ho una terribile pena per la sua sorte. vorrei un segnale e una carezza da mio padre ovunque sia, ma posso conservare stretto solo il suo ricordo.


GIUSEPPE
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Messaggio da GIUSEPPE » dom 14 apr 2013, 2:55

Buonasera a tutti,

un particolare saluto a Paolo e Beatrice.

Noi, esseri fragili, possiamo sostenerci vicendevolmente, e farlo con un sorriso, con una parola buona, con un abbraccio... Certo nel mondo virtuale in cui scriviamo prevalgono le parole, parole a volte scritte in fretta la cui lettura, può, anche se involontariamente, ferire chi legge o generare equivoci. Apprezzo il garbo del caro Paolo, condivido le parole di Linetta e apprezzo il post di Beatrice con il quale esprime il suo rammarico per la risposta data a Paolo.

In questa rubrica c'è tanto spazio per la diversità. Io sono convinto che accettare la diversità aiuta a vivere e a relazionarsi in maniera salutare.

Sono le 21.52, mi sento particolarmente vicino a quanti in questo momento soffrono a causa del cancro.

A tutti un caro saluto di incoraggiamento.

Ciao!

Giuseppe


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Messaggio da linetta » dom 14 apr 2013, 5:25

Grazie Giuseppe, un abbraccio a te e a tutti... Ognuno di noi e' diverso dall'altro, in questo forum vedo che ci accettiamo e capiamo profondamente anche nei momenti difficili.. Ricevere risposte che ci facciano tenere i nostri piedi per terra, come quelle che Paolo spesso scrive, e' un buon modo per fermarsi a riflettere su di se'...

Buona notte a tutti miei cari Amici

Linetta


GIUSEPPE
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Messaggio da GIUSEPPE » dom 14 apr 2013, 13:39

A tutti l'augurio di vivere questa domenica con relazioni serene.
"Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile; ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, e al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile".

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Sarah
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Messaggio da Sarah » dom 14 apr 2013, 19:24

Giuseppe, che bella citazione.Giunge a puntino per me, che, forse a causa di quest'anno difficile, me la prendo un po' troppo e spesso con chi non c'entra.

Grazie, buona e serena domenica a tutti voi.


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carla.carboni
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Messaggio da carla.carboni » mar 16 apr 2013, 16:15

Momenti difficili, momenti terribili.

Vi mando queste pagine, se vi va di leggere un po'.

E' un testo di don Luigi Verdi - Comunità di Romena.

Con un abbraccio forte a TUTTI voi.

Carla
…Io non ho letto libri di psicologia, la mia esperienza, casuale, è con persone che hanno perso figli…. Io credo che sia una scommessa voler dotare la sofferenza di coscienza e di fecondità. Quando la sofferenza sale fino al culmine, come nel caso della morte di un figlio, chiaramente disarma la ragione, scandalizza la coscienza, e la sofferenza dovuta al lutto appare come una ladra d’energia, una distruttrice di fiducia, di gioia…ti viene rubato tutto quello che avevi; e allora come fecondare quel campo di rovine, quelle ceneri che sono lasciate nel cuore, nella nostra mente, nel dolore…io come prete l’unica cosa che mi garba è quando il venerdì santo noi preti ci si butta in terra, zitti zitti, davanti a quella croce e si sta finalmente zitti. Non puoi dire niente, non puoi elaborare grandi cose, perché la sofferenza è un corpo a corpo con la carne, è un corpo a corpo con la terra, è una lotta lenta e silenziosa fra l’aldiquà e aldilà. Il problema e’ trasformare la sofferenza in luce. Mi garba tanto ricordare le parole dell’Abbé Pierre, che è morto da poco: “Io non credo a Dio, io non credo in Dio. Io credo nel Dio Amore nonostante tutto ciò che sembra negarlo. La discriminante fondamentale dell’umanità non passa tra coloro che vengono definiti o si definiscono non credenti o credenti, ma passa tra chi idolatra se stesso e chi ha spirito comunitario, tra coloro che davanti alla sofferenza altrui voltano la testa e coloro che lottano per eliminarla. Passa tra quelli che amano e quelli che si rifiutano d’amare. Questa e’ l’unica discriminante, – diceva l’Abbé Pierre - l’essenziale e’ accompagnare qualunque dolore, qualunque gioia e cercare di stargli accanto ”.

Io ho avuto la fortuna di camminare con questo gruppo di genitori che hanno perso i figli.

Io ho parlato loro poco di Dio, non riuscivo a parlargli di Dio in un modo classico, ma vi assicuro che loro hanno parlato di Dio a me, molto, molto…più che io a loro. E allora non chiedete a me come si sopporta il dolore chiedetelo a loro, ma più che chiederglielo, state con loro, stare con loro; solo chi tocca la realtà ne è consapevole. Qui c’è un mondo di parole, di parolai, di chiacchiere in cui non sì tocca più la realtà.

Vi faccio un esempio dalla Bibbia, una delle pagine più pazze della Bibbia, in cui Dio ordina ad Abramo di uccidere suo figlio. Ma come fa Dio chiedere una cosa così? Pensate alla scena… Abramo prende il figlio, il coltello, la fascina della legna, il coltello, trema mentre sale verso il monte…e mentre sta per ucciderlo l’angelo gli dice “Fermati Abramo!”. Ma io mi chiedo: perché glielo ha chiesto? Perché chiedergli una cosa stupida così? Io credo perché in quel momento Abramo ha capito il valore del non uccidere. Era ovvio a quei tempi poter uccidere il nemico ma.. se fosse il tuo figliolo, cosa faresti?

Questo è il nocciolo.

Io credo a questa consapevolezza di stare con la gente, di starci accanto, del cercare di capire qualcosa con loro..vedete, quando sì tocca il fondo o ci si consegna alla disperazione o alla speranza, quando si tocca quei fondi lì sei sul crinale, o ti butti di là o ti butti di qua, non hai scelte, o la disperazione o la speranza, ma la speranza non vuol dire che vuol dire fare un passo un più, smetto di disperarmi, che è la cosa distruttiva, che ti chiude…e allora il vero modo di affrontare il dolore non è quello di metterlo ai margini ma è quello di metterlo al centro. Non mettiamo a margine il dolore, ci fa male, mettiamolo al centro, lì davanti…e allora, quanta fragilità sta nei confini, io mi chiedo quanta fragilità sta nei confini tra noi e questi figli che sono morti, perché noi stiamo stretti nel nostro corpo, ma questi figli sono stretti nella loro eternità, che per noi diventa incomprensibile…e’ come un filo così leggero che ci puoi ragionare quanto ti pare, ma non lo capisci… non lo sai definire, ti sembra di toccarlo e poi ti sfugge…

Io credo ci siano tre parti per questi genitori che hanno perso un figlio. Un parto è di una mamma e di un babbo che è quello di fare un figliolo, quello è già un bel parto; il secondo parto è quello di accettarlo come viene, ed è già un bel parto, ma il terzo parto, che deve avvenire per questi genitori, è partorire questo figlio nel mondo dove lui andrà, dare il volto dell’eterna presenza a questo figlio, rimetterlo in questa nuova vita oltre la morte. E’ un parto, grande, sul quale bisogna lavorare.

Io non credo che Dio conosca il futuro… crediamo che tutto sia definito e Lui sappia tutto; io credo che Dio è presente e accoglie le lacrime e mi dà tanta noia quando sento dire che “Dio è onnipotente”…io non ce la faccio a dirlo troppo spesso. E’ una frase che uso raramente, preferisco dire che Dio è Colui che tutto abbraccia.. e rimane in ogni modo il “Numero Uno”, ma ti dà un’idea diversa.. “tutto abbraccia”. E quando si dice nella Bibbia che Dio, in Paradiso, ci asciugherà le lacrime… io credo che sarà l’opposto, io credo che noi andremo lassù e dovremo asciugare le lacrime di Dio, perché ci dirà: ”Io non ho potuto far nulla, io non ci ho potuto far nulla”.

Dire che Dio è onnipotente è come dire che Lui sapeva e poteva far qualcosa; invece lui piangerà quando ci incontrerà perché non ha potuto fare nulla…

La Torah degli Ebrei è lunga sei palmi di mano, due più due più due: due sono le mani degli uomini, due sono le mani di Dio, due sono vuote. Li Dio, per lasciarci liberi, non può intervenire. E allora Dio, quando incontrerà questi genitori piangerà perché non poteva fare nulla, perché c’era quel vuoto in cui non poteva intervenire.

Io le prime volte dicevo, stupidamente, a questi genitori “troviamo un senso al dolore”; ho capito che dicevo una cosa stupida, che vuol dire trovare il senso?.. ma che trovi, dove trovi un senso?

Piano piano ho capito, e ora credo che davanti ad un dolore così, una parte di noi deve portare avanti la vita, portare avanti la vita anche per i figli morti, ma un’altra parte di noi deve mettersi zitta, e contemplare il mistero, il mistero che nessuno può definire, questo silenzio….; allora la fede, cos'è...io spesso la sento troppo prepotente da parte di alcuni di noi cattolici, cristiani…la fede non è questo, non è una certezza, come fai ad avvicinarti così alle persone che soffrono e non credono, così, con questa prepotenza?…Dice S. Giovanni della Croce che “ la fede è chiudere gli occhi e procedere al buio”. Quella è la fede, la fede è quando ti fidi, sai fidarti, e questo vale per chi crede e per chi non crede. La fede vuol dire soprattutto appoggiarsi, quando non ce la fai più, quando non sai dove sbattere la testa, ti appoggi, semplicemente appoggiarsi..credo che questa sia la fede su cui ci possiamo tutti incontrare…quando non ce la fai più, quando non sai più dove andare..dice il Talmud, detto “delle Benedizioni”, che tre cose anticipano il tempo a venire: Shabbat che vuol dire il sabato (il riposo, che anticipa l’avvenire), Shammash, il sole (che illumina il giorno, che anticipa il giorno) e il contatto del corpo, la vicinanza penetrante, il vicendevole servirsi, l’intimità, la voce che bisbiglia, il respiro, il parlare con la pelle..
Allora l’unica cosa che uso con questi genitori è la tenerezza, che altro gli vuoi dare se non la tenerezza…è l’unica cosa che permetta di unire l’anima con il corpo…io nella vita non ho trovato un’altra cosa così forte che permetta di unire l’anima con il corpo se non la tenerezza…. La tenerezza è l’unica cosa che ferma il tempo. Questi genitori hanno spesso la costrizione di vivere al passato i loro figli, oppure di aspettarli nel futuro, e perdono la cosa più saggia, più importante, nella quale potrebbero rincontrare questi figli, che è quella di viverli nel presente, il momento che vivi, lo starci lì, con quello che avviene, con i messaggi che ti vengono dati.

Mi piace ricordare questa frase “Dio non è venuto a spiegare la sofferenza. È venuto a riempirla della sua presenza”.

Non so se avete notato nel Vangelo, tutti coloro che vanno da Gesù: “Perché mi è morto un figliolo? Cosa devo fare?” Le domande solite sono quelle.

Gesù non risponde mai.... mai. Dice: “Vieni, e seguimi”.

E a quelli che vengono da me rispondo la stessa cosa, non lo so, non lo perché ti è morto un figlio e non so nemmeno quello che puoi fare…camminiamo un po’ insieme, facciamo qualche passo insieme.

Io credo che dobbiamo andare oltre il problema della morte, e incontrare le persone, l’incontro…Quello che a me ha cambiato la vita non sono le idee, quello che mi ha cambiato davvero la vita sono gli incontri… Io credo che ci voglia molta umiltà per incontrare qualunque persona e soprattutto chi soffre..

Io sono andato in crisi dopo sette anni di sacerdozio...sono andato via, poi sono tornato..la crisi è quello su cui si lavora, su cui ho lavorato…

Le ferite sono feritoie, le ferite sono come delle finestrine.

Noi abbiamo una Pieve bellissima, romanica; le pievi romaniche sono meravigliose anche per chi non crede perché sono l’equilibrio tra l’orizzontale e il verticale, il gotico è troppo alto, il barocco ha tanta roba, il romanico è l’equilibrio tra il verticale e l’orizzontale. Io non sopporto questo materialismo appiccicoso di oggi, troppa roba, sopporto anche sempre meno questo spiritualismo esagerato. Ma chi ce l’ha chiesto di essere più cristiani di Cristo, più spirituali dello Spirito Santo, ma dove si vuole arrivare? Dio ci ha chiesto di essere normali, di essere in equilibrio tra le cose e lo spirito, cercare l’armonia, che è quello cui tutti si dovrebbe cercare di arrivare…non i buoni e i cattivi, chi è con noi e chi è contro di noi..l’armonia, l’unire, il non separare.

La mia ferita, quella da cui andai via era la timidezza e queste mani qui, tutte appiccicate, perché la mia mamma aveva preso una medicina quando era incinta. Sette operazioni per cercare di separare le dita, tanti patimenti… Sono stato, fino al momento della crisi, a nascondere gli occhi e a non riuscire a guardare gli occhi e a nascondere la mano. Poi, prima di tornare a fare il prete mi dissi che non potevo farla pagare al mondo, perché credo che quando uno non ha risolto dentro di sé un problema poi la fa pagare in tutti i modi. Io penso che la cosa più bella è sanare le ferite, lo dico anche a questi genitori, non fate le vittime, perché tante volte si entra in questa logica del manto del lutto, della faccia triste tutta la vita in tutti i modi, anche quando si vede che non ci sarebbe più bisogno. Il vittimismo non fa bene. Secondo me bisogna pensare che le ferite possono diventare il meglio di te. Io per esempio invece di nascondermi, trovai un brano del Vangelo che diceva “ la pietra scaldata dai costruttori è diventata la pietra su cui si costruisce”.Mi sembrò geniale. Perché i miei punti deboli non possono diventare il meglio che ho?. Ci avete mai pensato? Cominciai a violentarmi, perché, come dice la Bibbia se si cambia lo si fa con forti grida e lacrime. Cominciai per un anno a guardare le persone senza abbassare gli occhi, tremavo come le foglie, diventavo rosso come il fuoco e a me, che da piccino davano un foglio non piccino come agli altri per disegnare, ma grande il doppio perché avevo libero solo il pollice, ho cominciato a disegnare le cose belle, sempre più belle, e le mie mani ora creano cose belle.

Io quando faccio le icone, nelle ferite ci metto l’oro, perché il mio maestro pastore protestante mi diceva: “le ferite sono preziose, mettici l’oro, non vanno schiacciate, nascoste, altrimenti imputridiscono ..lascia che le ferite diventino feritoie..

I meriti che riconosco ai genitori di questo gruppo che hanno perso il figlio. Il primo che ho visto in questi anni, è che a un certo punto, più che il dolore rinasce l’amore per questi figli, e il rispetto. All’inizio è il dolore che domina e poi rinasce l’amore, e rinasce il rispetto, e non è poco. Seconda cosa che mi piace tanto di loro è capire che la forza positiva che questi figli avevano dentro non va tenuta su quella tomba, il problema è se continuate a guardare questo figlio chiuso nella tomba o se lo pensate davanti a voi, se lo pensate che vi sta aspettando e li può cambiare qualcosa, questo riaprire alla vita, le ferite riaprono delle porte, oppure ti distruggono la vita; io cerco di riaprire queste porte, questi orizzonti, questi tempi nuovi… Sentire che questa breve vita del figlio ha avuto un senso, un significato.

“Quando l’aratro del dolore solcherà la tua crosta non morirai, dalle ferite il cuore prenderà luce, e aria, e vita. Poter pensare così la tua ferita, come un aratro che penetra dentro ma apre a una vita nuova, a una luce nuova. Io ringrazio anche i genitori che sanno togliere energia al dolore, che è una delle cose più difficili.

E’ come avere due cani, la vita e il dolore, cresce quello a cui dai più nutrimento.

E l’ultima cosa, quella che mi fa sempre emozionare, sono i passaggi che avvengono: all’inizio non si piange, c’è durezza, poi viene il pianto e viene subito asciugato, e poi, piano piano, si lasciano scorrere le lacrime.... È qualcosa che mi emoziona sempre, un modo che mi dice che la tua ferita si è un po’ riappacificata, e questi genitori capiscono che possono staccarsi un po’ dai loro figli, e non consegnargli la loro dalla rabbia, la loro aggressività, la loro affettività esagerata…e di permettergli di compiere il passaggio, di non trattenerli, ma di andare oltre con loro….

E allora io vorrei concludere così, so solo che mi emoziona tanto stare con loro e che possono insegnarmi tanto; cerco di dare loro un po’ di equilibrio, i nostri gruppi sono semplici, stiamo insieme semplicemente, ma cerchiamo di ritrovare la vita nella pienezza, per le persone che non trovano più un posto, un luogo, una casa, che possa accogliere il loro dolore e il loro bisogno di ricostruire nella speranza .”.

Concludo, con una preghiera che ho scritto proprio pensando a questi genitori:
“Cari babbo e mamma andate adagio come la calma,

perdete ogni forma rigida come fa l’acqua,

se dovete parlarmi fatelo col silenzio,

che è il discorso tra gli alberi e le rocce, tra le foglie e i fiori.

Caro babbo e mamma l’amore non sopporta definizioni,

non sopporta categorie

e cresce dove trova un po’ d’acqua e un po’ di luce.

Si, acqua e luce, per questo ci dà gioia le gocce delle vostre lacrime

e la luce degli occhi dei vostri sorrisi.

Cari babbo e mamma spesso ci modellate in una forma,

ci consacrate in una frase,

ma noi camminiamo su vie sapide, asprigne, calde, come quelle di un bacio.

Cari babbo e mamma quanta fragilità sta nel confine tra voi e noi

in quell'orizzonte tra cielo e terra dove non vediamo l’ora di rincontrarci.

Cari babbo e mamma, da bambini, quando avevamo paura,

ci nascondevamo dietro di voi.

Ora voi, per favore, non nascondetevi, per paura, dietro di noi”.

Grazie.

Carla

 


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