Se sei un familiare o un amico........

In questa stanza è possibile dare parola a ciò che si vive come paziente, familiare, amico, condividendo la propria esperienza ed esprimendo le proprie emozioni in un clima di accoglienza, fiducia e rispetto.
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marinella1972
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Re: Se sei un familiare o un amico........

Messaggio da marinella1972 » lun 1 giu 2015, 13:53

Ed eccomi qua... Arrivata al punto che nn avrei mai voluto.... Giovedì 28 maggio 18.30 lui se ne andato... A trovato la sua pace... Ero con lui al suo ultimo respiro... Sabato il funerale... E ora? Ora come faccio senza lui.... Il mio grande uomo... Il mio migliore amico... Il mio confidente... La mia luce.... Il mio amore... Nn c'è più.... Ormai era diventato l ombra di se stesso.. Il mio omone di quasi 100 kg.. In quattro mesi e diventato 40 kg.... Io ora come sopravvivo senza di lui..... Lo rivoglio con me... Scusate lo sfogo.. So che purtroppo qui siamo tutti messi uguali. Ho passato con lui all hospice gli ultimi venti giorni e notti.... So che è stato meglio così.... Ma come faccio ora....

moni1
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Re: Se sei un familiare o un amico........

Messaggio da moni1 » lun 1 giu 2015, 14:47

marinella.....non so darti risposte....solo dirti forza! fallo per te stessa ma anche per lui che sicuramente vorrebbe che tu andassi avanti. forza! un abbraccio grande

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Monik
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Re: Se sei un familiare o un amico........

Messaggio da Monik » mar 2 giu 2015, 10:16

Marinella mi spiace, ma pensa che ora è libero da tanta sofferenza.
Questo è l'unico pensiero che possa scacciar tanto dolore da tutti i nostri cuori.
Certo non è semplice ma piano piano scoprirai di possedere una forza innata che allevierà seppur di poco la tua solitudine interiore e la mancanza del tuo caro amore. Dai, FORZA. Tutti noi siam qua e non scappiamo.
Forza sempre!

Monik

paola51
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Re: Se sei un familiare o un amico........

Messaggio da paola51 » mar 2 giu 2015, 11:33

Cara Marinella, da qualche parte nell'universo il tuo amore libero dai dolori ha recuperato le forze e la serenita'. So quanto e' dura, ti capisco benissimo. Stringi i denti, fai uscire da te tutto il dolore, non tenerti niente, appoggiati a qualcuno se puoi e se vuoi. Io per esempio i grandi dolori me li voglio gestire da sola ma non siamo tutti uguali. Un grande abbraccio

urania
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Re: Se sei un familiare o un amico........

Messaggio da urania » gio 4 giu 2015, 11:49

Ciao a tutti! Magari qualcuno ha letto la mia storia. Sono una ragazza di 29 anni e purtroppo mia mamma è in ospedale per colpa di questo maledetto mostro. Proprio adesso è in sala operatoria e sto pregando per lei. Non capisco il senso di questa vita, ma prego e spero di poter raccontare un giorno che mia madre è guarita. Vi abbraccio tutti

paola51
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Re: Se sei un familiare o un amico........

Messaggio da paola51 » gio 4 giu 2015, 14:38

e' un po' lunga ma vale la pena leggerla..

Sono passati 30 giorni dalla tragica scomparsa del marito Dave Goldberg, CEO di SurveyMonkey, morto il 2 maggio a 47 anni cadendo dal tapis roulant.

La moglie Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, racconta in un post cosa ha imparato dal vuoto e dal dolore lasciato dalla perdita del suo amato.

Ecco il testo integrale del post pubblicato ieri sul suo profilo Facebook:

Oggi è la fine dello sheloshim, il lutto nell’ebraismo, per il mio amato marito — i primi trenta giorni. Un amico d’infanzia che è un rabbino mi ha detto una delle frasi più belle che potesse dirmi: «Non farmi morire mentre sono ancora vivo».

Prima di perdere Dave non avrei mai capito questa preghiera. Ora credo che quando ti capita una tragedia ti si present anche una scelta. Puoi abbandonarti al vuoto che riempie il tuo cuore, i tuoi polmoni, che ferma la tua capacità di pensare e di respirare. O puoi trovare un significato.

In questi ultimi giorni ho passato tanti momenti nel vuoto. E so che in tanti momenti futuri sarò consumata dalla vasta immensità del vuoto. Ma quando potrò, voglio scegliere la vita e il suo significato. Questo è il motivo per cui scrivo: per segnare la fine dello sheloshim e ridare agli altri quello che alcuni hanno dato a me.

Il lutto è un’esperienza personale, ma il coraggio di quelli che lo condividono è stato fondamentale per me. Chi ha aperto il suo cuore è stato un vero amico. Gli altri sono stati dei completi sconosciuti, che hanno condiviso saggezza. Per questo racconto quello che ho imparato inquesto mese, nella speranza di aiutare qualcuno altro.

Nella speranza che ci sia del significato in questa tragedia. Ho vissuto 30 anni in questi 30 giorni. Sono 30 anni più triste. Ma sento di essere anche 30 anni più saggia. Ho capito più profondamente cosa voglia dire essere una madre, sia per la profondità del dolore che sento quando i miei figli urlano e piangono, sia per la connessione che mi ha mostrato mia madre alla mia pena. Ha cercato di riempire il posto vuoto nel letto, stringendomi forte ogni notte finché non mi addormentavo dal tanto piangere. Ha combattuto le sue lacrime per fare spazio alle mie. Mi ha spiegato che l’angoscia che sento è sia la mia che quella dei miei figli, e ho capito che aveva ragione mentre guardavo il suo dolore negli occhi.

Ho imparato che prima non sapevo cosa dire alle persone che avevano bisogno. Mi sbagliavo sempre; cercavo di rassicurare le persone dicendo che sarebbe andato tutto bene, pensando che la speranza fosse la cosa più di conforto che potessi offrire. Un mio amico malato di cancro in fase terminale mi ha detto che la cosa peggiore che una persona ti può dire è “andrà tutto bene”. La voce nella sua testa urlava quando sentiva quelle parole, Come fai a sapere che andrà tutto bene? Non capisci che potrei morire? Ho imparato in questi 30 giorni quello che cercava di insegnarmi. Qualche volta, la vera empatia non è insistere che andrà tutto bene, ma accettare che non va tutto bene.

Quando la gente mi dice “Tu e i tuoi bambini troverete la vostra felicità,” il mio cuore dice Sì, ci credo, ma so che non proverà mai più gioia pura. Quelli che mi hanno detto,“Troverai una nuova normalità, ma non sarà più così bella”, mi confortano di più perché so che parlano della verità. Anche un sempliuce “come stai?”, di solito chiesto con le migliori intenzioni, è meglio rimpiazzarlo con un “Come va oggi?”.

Quando mi chiedono come stai, mi fermo dall’urlare, come pensi che stia? Mio marito è morto un mese fa. Quando sento un “Come stai oggi” capisco che la persona sa che quello che sto facendo è andare avanti giorno per giorno.

In questo mese ho imparato cose pratiche. Anche se adesso so che Dave è morto immediatamente, non lo sapevo quando eravamo in ambulanza. Il viaggio in ambulanza è stato davvero lento. Continuo a odiare tutte quelle macchine che non si sono spostate, tutte quelle persone che avevano più a cuore arrivare 5 minuti prima alla loro destinazione piuttosto che lasciarci passare. È una cosa che ho notato in molti paesi e città. Spostiamoci. Il genitore, il partner, il figlio di qualcuno potrebbe dipendere da questa nostra mossa.

Ho imparato che tutto può essere effimero o che forse lo è. Che ogni tappeto in cui stai può essere sfilato da sotto di te senza alcun preavviso. Negli ultimi 30 giorni, ho sentito da molte donne che hanno perso il loro sposo di molti tappeti tolti sotto di loro. Mancanza di supporto e stress emotivo, difficoltà finanziarie. Mi sembra così sbagliato abbandonare queste donne e le loro famiglie quando vivono un momento di così grande necessità.

Ho imparato a chiedere aiuto ho imparato che ho bisogno di tanto aiuto. Fino a questo momento sono stata la sorella maggiore, la COO, la persona che fa, la pianificatrice. Non avevo pianificato la morte di Dave, e quando è successo non sapevo proprio cosa fare. Le persone vicine mi hanno guidata. Hanno pianificato. Hanno sistemato. Mi hanno detto dove sedermi e mi hanno ricordato quando mangiare. Stanno ancora facendo tanto per me e i miei figli.

Adam M. Grant mi ha insegnato che ci sono tre cose che rendono difficile essere resilienti e che posso lavorare su tutte e tre. Realizzare che non è colpa mia. Mi ha insegnato a cancellare la parola “scusa”, di continuare a ripetermi non è colpa mia. Ricordarmi che non mi sentirò così per sempre. Che andrà meglio. E che uesta cosa non ha effetto su tutta la mia vita; l’abilità di ragionare a scompartimenti divisi è sano.

Per me, tornare al lavoro è stato salvifico, un’opportunità per riconnettermi. Ma ho scoperto che anche quelle connessioni sono cambiate. Molti dei miei colleghi mi guardano con paura. So il perché — volevano aiutarmi ma non sapevano come. Dovrei dire qualcosa? Dovrei stare zitto? E se lo dico, cosa cavolo dico? Ho capito che per ricconnettermi con loro li devo lasciare entrare. E questo vuol dire essere più aperta e vulnerabile di quello che avrei mai voluto essere. Ho detto alle persone che lavorano vicino a me di farmi pure domande. Ho anche detto che potevano dirmi cosa provavano. Una mia collega ha mmesso che spesso passa con la macchina davanti a casa mia e non sa se bussare alla porta. Un altro ha detto che si sentiva paralizzato quando ero vicino, aveva paura di dire le cose sbagliate. Parlare apertamente aiuta.

In uno dei miei cartoni preferiti c’è un elefante che risponde al telefono e dice “Sonol’elefante”. Appena scopri l’elefante puoi buttarlo fuori dalla stanza. Nello stesso modo, ci sono momenti in cui preferisco che le persone non entrino. Sono andata alla serata del Portfolio a scuola dove i bambini fanno vedere ai genitori i loro disegni appesi per la classe. Molti dei genitori —tutti sono stati molto gentili—hanno cercato di creare un contatto con gli occhi, di dire qualcosa di carino, ma io non ho reagito. Spero che capiscano.

Ho imparato la gratitudine. La gratitudine vera per le cose che prima davo per scontato— come la vita. Col cuore spezzato, gurado i miei figli ogni giorno e ringrazio che siano vivi. Apprezzo ogni sorriso, ogni abbraccio. Non prendo più ogni giorno per scontato. Quando un amico mi ha detto che odia i compleanni e per questo non li celebra, gli ho detto in lacrime “Cavolo, festeggia il tuo compleanno. Sei fortunato ad averne uno” Il mio prossimo compleanno saràtristissimo, ma sono determinata a festeggiarlo più che mai.

Sono grata per tutte quelle persone che mi hanno dimostrato compassione. Un mio collega mi ha detto che sua moglie che non ho mai incontrato, ha deciso di mostrarmi il suo supporto tornando a scuola—una cosa che rimanda da anni. Sì! Quando le circostanze lo permettono, credo che continuare a studiare sia giustissimo. E molti uomini—che conosco e che non conosco—celebrano la vita di Dave passando più tempo con le loro famiglie. Non posso spiegare quanto sia grata per la mia famiglia e miei amici che ci sono sempre. Nei momenti più difficili quando il vuoto mi assale, solo le loro facce mi rassicurano e mi fanno passare la paura.
La mia riconoscenza per loro non conosce barriere.

Stavo parlando con un amico di tutte quelle attività tra padre e figlio che ora che Dave non c’è non può più fare. Abbiamo trovato un piano per sopperire almeno un po’ a questa mancanza. Ho pianto e gli ho detto, “Io voglio Dave. Io voglio l’opzione A.” Mi ha messo un braccio intorno alle spalle e mi ha risposto che “L’opzione A non è disponibile. Quindi cerca di tirare fuori le palle e prendere il meglio dell’opzione B.”

Dave, in onore della tua memoria e per crescere i tuoi figli come meritano di essere cresciuti, ti prometto che farò di tutto per tirare fuori le palle e prendere il meglio dall’opzione B. Anche se lo sheloshim è finito, continuerò a piangere per l’opzione A. Sarò sempre in lutto per l’opzione A. Come canta Bono, “Non c’è fine al dolore . . e non c’è fine all’amore”.

I love you, Dave.




Tag: facebook lutto Dave Goldberg

paola51
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Re: Se sei un familiare o un amico........

Messaggio da paola51 » gio 4 giu 2015, 14:46

P.S. cari tutti, ve l'ho incollata perché contiene alcuni spunti molto interessanti su come gli esseri umani affrontino il dolore. Ma non li condivido tutti. Per esempio il "mai piu' sara' cosi'..." beh, dipende. Certo e' un po' difficile ricostruire la vita dopo la perdita di un figlio, per esempio. Ma in quasi tutti gli altri casi io sono invece convinta che si possa ancora essere molto felici. Che poi nell'animo restino impercettibili a tutti piccole ferite eterne, questo si. Ma lo sappiamo che la tela che compone il nostro vissuto e'fatta di tanti piccoli nodi. I dolori e le gioie ci hanno resi come siamo, diversi da tutti e diversi da noi stessi prima. Non so cosa ne pensiate...

Russia
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Re: Se sei un familiare o un amico........

Messaggio da Russia » mar 9 giu 2015, 0:15

Penso che alcune perdite consentano di andare avanti e magari poter essere a tratti felici ... Altre invece no. Io ho perso il mio amore, il papà del mio bimbo, l'uomo di cui ero follemente innamorata. Il marito, l'amico, l'amante... Non credo possa esserci altra felicita' assoluta... Non potrà' esserci senza di lui ma non ambisco a tanto... Basterebbe un minimo di serenità ... Confido nel trascorrere del tempo ..

moni1
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Re: Se sei un familiare o un amico........

Messaggio da moni1 » mar 9 giu 2015, 11:01

forza Russia sei una donna forte e un'eccezionale mamma....si è vero la felicità assoluta non la ritroverai ma la serenità si!!! un abbraccio

marinella1972
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Re: Se sei un familiare o un amico........

Messaggio da marinella1972 » mar 9 giu 2015, 11:06

Nn so se è un bene o un male.. Ma nn ho figli... Lui mi manca... Vederlo spegnersi giorno dopo giorno... Fino all ultimo respiro... Mi manca... Dormire tutto il giorno... Lui era il mio amico... Il mio confidente... Il mio amante.... La mia luce... Il mio farò.... la mia vita...Come faccio ora senza tutto qusato? Che senso ha... Questa vita?

 


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