Spettatore di una tragedia

In questa stanza è possibile dare parola a ciò che si vive come paziente, familiare, amico, condividendo la propria esperienza ed esprimendo le proprie emozioni in un clima di accoglienza, fiducia e rispetto.
gighellina
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Spettatore di una tragedia

Messaggio da gighellina »

Ciao a tutti,
oggi mi sembra si essere la spettatrice di un film horror.
Una mia collega , con il marito malato di tumore ( e giovane) sta vivendo quello che qui passiamo un po' tutti. Se non che stamattina arrivo in ufficio. E una terza collega ci comunica che D. ha parlato con i medici e che non c'è più nulla da fare per suo marito, è questione di giorni . Ma come? ma se lo hanno ricoverato per installargli il port? ma come è potuto accadere?? Cosi in fretta. Certo lo sappiamo che è una belva questo schifo di cancro. Ma cosi'...improvvisamente!
E a me pare di vivere un'anteprima di quello che mi aspetta. Sto guardando il trailer di un film. I colleghi che si stringono al suo dolore, le domande, i sospiri, i commenti, le false persone che tutto ad un tratto si interessano alla cosa... e mi fa male. <Tanto-
Scusate lo sfogo.
Milena66
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Re: Spettatore di una tragedia

Messaggio da Milena66 »

Carissima, quante volte mi sono sentita così....
Questa bestia maledetta è la peste dei nostri giorni e per uno che ce la fa altri milioni muoiono ogni giorno. Purtroppo -e da qui nasce la mia profonda angoscia di vivere- del cancro nessuno sa ancora nulla e tutti i grandi medici, scienziati e professori di alto livello procedono per tentativi. E io vivo nel terrore che il cancro ritorni nella mia vita, dopo che mi ha portato via mia madre, la persona che amavo di più al mondo, perchè ho visto come distrugge le persone, come le rende già morte prima che il meccanismo della vita cessi di funzionare.
Quando mi chiedono cosa vorrei per essere felice, rispondo sempre: "che si trovasse una cura per il cancro".
Vi abbraccio tutti, spettatori di un dolore indicibile....
Erika76
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Re: Spettatore di una tragedia

Messaggio da Erika76 »

Non scusarti, fa parte dell'universo cancro. In realtà tutto questo accadeva anche prima, davanti a noi, tra noi, ma non essendo stati ancora vittime dirette o indirette, quasi non ci facevamo caso. A me successe quando ero incinta di Lollo, quando una mia compagna delle scuole elementari morì a causa di un tumore all'utero. Eravamo coetanee, aveva 31 anni. Ricordo che mi dissero che era ricoverata. Io aspettavo Lollo e mi sembrava indelicato andare in ospedale con il pancione quando era evidente che lei non avrebbe mai potuto avere figli. Quindi decisi di aspettare di partorire (mancava poco, forse un paio di settimane). Ma non ce ne fu il tempo. Il tumore era ovunque e morì qualche giorno dopo. Ricordo che, nella più completa ignoranza di cosa significasse cancro, mi chiesi a lungo come si potesse morire a 30 anni di tumore all'utero, come avesse fatto a invadere tutto il corpo in così poco tempo, ma poi quasi me ne dimenticai. Lei non è che un "caso" dei tanti che probabilmente ho incrociato per la mia strada, ma per me il cancro ero lontano. Aveva già ucciso mio nonno al quale ero legata come a un padre, ma avevo poco più di 20 anni, lui ne aveva poco più di 70 e forse lo associai a una condizione legata all'età. Ora è diverso. Ogni storia mi tocca, mi ferisce, mi costringe a rivivere quel calvario durato 3 anni, a farci continuamente i conti. L'unica differenza è che quando mi avvicino a una persona malata, che combatte o a chi al suo fianco combatte lo faccio in punta di piedi, con una sensibilità che un tempo non avevo, con le parole che un tempo non sarei stata in grado di dire, semplicemente perché non erano mie, e io ero un'altra persona. Oggi credo sia impossibile estraniarsi da quella dimensione, basta un semplice contatto, sfuggente o limitato per tirarci dentro tutte intere. Lo so e pur sapendolo non riesco e non voglio tirarmi indietro perché so cosa significano le frasi di circostanza dette senza alcun reale intento di consolare o supportare e vorrei poter fare qualcosa.
Non so dirti Vania se ho paura del cancro, la mia paura è più che altro legata al rapido mutamento delle condizioni di vita. La mia paura è forse più del domani, del non sapere cosa accadrà da qui all'anno prossimo. Fatico a pensare e progettare sul lungo termine, ma ho deciso di non avere paura del cancro perché non posso prevederlo e rischierei di rovinarmi la vita senza magari incontrarlo mai più. Quindi ho deciso di preoccuparmene se e quando succederà dal momento che non posso anticiparlo né probabilmente potrò curarlo.

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