Il dopo cancro e la forza della vita

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Milena66
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Il dopo cancro e la forza della vita

Messaggio da Milena66 » mer 3 set 2014, 14:55

"Per i miei figli:
Amore mio, piccolo uomo dai capelli biondi ed occhi di cerbiatto, ti amo in un modo indescrivibile e nonostante la tua vivacità ed intelligenza io ti vedo fragile. Sei un maschio.
Il tuo ricovero ospedaliero quando avevi un anno e mezzo ha compromesso la mia già provata psiche e nonostante che quello che ti è successo fosse soltanto una banalità, in confronto a quello che in un ospedale pediatrico si è costretti a vedere, non riesco a togliermi dalla mente il tuo minuscolo corpo sedato dopo la risonanza magnetica, avvolto in un lenzuolo bianco. Dormivi e per me eri morto.
Forse per questo l’idea che possa capitarti qualcosa mi lacera l’anima?
Ogni piccolo sintomo, ogni minima variazione che altera la tua perfezione di essere mi provoca un dolore così forte che mi sento assalire da un fuoco ardente che mi brucia lo sterno fino a salire alla testa e in quei momenti vorrei soltanto non esistere e sprofondare nelle viscere della terra ed essere inghiottita per non riemergere più. Il dolore di una madre all’idea che il proprio figlio possa ammalarsi non è misurabile e io sento di non avere più la forza di percorrere i lunghi corridoi degli ospedali e di respirare quell’odore acre e pungente di disinfettante e di medicina. Di vedere i volti di persone spaventate, svuotate, con gli occhi scavati dal dolore e dalla consapevolezza; gli sguardi languidi ed agonizzanti delle madri e quelle lunghe passeggiate avanti ed indietro nelle corsie quando il tempo si ferma.
Troppe volte sono stata una di quelle persone e quello che vorrei è solo dimenticare.
Tu sei fatto di carne rosea e di muscoli tonici, i tuoi occhioni curiosi sono la gioia manifesta di essere madre, madre immeritata di un bambino così originale e speciale.
Tu non puoi ammalarti. Tu devi vivere sano e felice. Eppure se dovesse succedere, io non potrei fare niente e sarei nuovamente impotente come lo sono stata per la mia mamma.

Dolce e solare Agnese, in te rivedo la gioia di vivere di mia madre e per quanto il tuo corpo sia ancora troppo piccolo, in te io vedo la speranza di una vita che ride. I tuoi meravigliosi occhioni azzurri aperti con curiosità sul mondo, quelle guance rosate e rotonde così magistralmente dipinte sopra la tua bocca di rosa e quel sorriso soave e contagioso mi fanno sentire ancora più inadeguata nei tuoi confronti.
Cosa ho fatto nella vita per meritarmi due figli così? Avete avuto fiducia in me, siete rimasti dentro il mio ventre, fino ad allora vuoto ed infertile, per quasi nove mesi e vi siete nutriti del mio sangue e del mio amore.
Molti mi chiedono perché le mie paure ossessive sono tutte indirizzate a tuo fratello e in parte credo che questo dipenda dal fatto che lui ha subito un’ospedalizzazione e tu no.
Quello che mi frantuma le ossa è l’attesa del responso medico: “bisogna ricoverare….”. “Come ricoverare? Cosa c’è che non va? E’ un tumore? Ancora? No, non può essere”.
Quante volte è successo con mia mamma, la tua nonna, piccola e splendida Agnese. Ne porterò sempre il peso del ricordo. E tu che hai un cuore di donna sai quanto dolore ho vissuto e non manchi mai di sussurrarmi nelle orecchie: “mamma, ti voglio bene. Io non ti lascerò mai”. Tu sai tutto, dei sentimenti sai già tutto. Certo sei una femmina.
Saprai anche che è’ il ripetersi di quella precisa ed immutata scena, quel fermo immagine dejà-vu che mi ributta nella melma del dolore perché la mia testa, costretta a rivivere all’infinito la stessa storia, torna indietro e confonde il ricordo con la realtà e l’unica cosa che riesce a prevedere è l’angoscia che dopo ogni responso il vissuto possa ancora ripetersi.
Un’ecografia di controllo, banale esame ospedaliero, riavvolge il nastro della memoria riportandomi lì dove ho conosciuto l’orrore.
Non importa se l’ecografia serve a controllare una cistite di Agnese o una parotite di Lorenzo. Io sono lì, in ospedale, in attesa e il dopo lo conosco bene e non voglio riviverlo!
Qui parte l’ossessione, la sensazione dell’imminente tragedia. Io sono pronta. Ditemelo. Ci risiamo. Non perderò i sensi.
E quando invece va tutto bene, allora allento la morsa e la felicità di essere ancora nel mondo dei sani, mi provoca l’estasi.
Ecco come io vivo: fra delirio ed estasi. Sempre! Rari sono i momenti di serenità, in cui la mente si riposa. Siano benedetti!

Tante volte ho chiesto a mia madre come si potesse volere più bene ad un figlio che alla propria madre, sembrandomi impossibile a quel tempo.
Lei mi rispondeva che l’amore per i figli è un amore diverso, disinteressato, totale. Ed aveva ragione.
Si ama la propria madre prima di conoscerla e in lei vediamo la nostra genitrice perché da quel ventre noi siamo usciti e ne portiamo memoria.
La sensazione ovattata del liquido amniotico e quel cordone che viene tagliato alla nascita lo sentiamo pulsare e vivere e come gli amputati non ci sentiamo mai veramente separati da qualcosa che ci è appartenuto. La mamma ci ha coccolati per nove mesi e lo farà finché saremo vivi. L’amore per i propri genitori è immenso e non muta nel tempo e col tempo. La morte non lo annienta.
Quando si diventa madri a nostra volta, scopriamo giorno dopo giorno che l’amore per un figlio non è un’oasi, non ci consola, ma è solo puro ed assoluto amore che ci eleva ad angelo consolatore.
Quel batuffolo ci carne che esce dal nostro corpo altro non è che una prosecuzione di noi stessi e qualunque cosa accada dopo la nascita di un figlio ti cambia per sempre.
Essere figli significa comunque anteporre l’amore per noi stessi e il nostro diritto e desiderio di felicità, ma essere madre sì, significa non fare più niente, niente in assoluto, senza pensare prima a nostro figlio. L’essere madre sovverte la realtà e tutto cambia.
Io non mi sono innamorata di voi quando ho saputo di essere incinta, né quando vi ho visto. Per me non è stato amore a prima vista, mentre lo è stato quello per mia madre.
Io mi sono innamorata di voi ogni giorno e l’amore per voi cresce nel tempo e non è mai uguale a quello del momento prima. L’intensità dello stesso mi mette con le spalle al muro.
Sì, con le spalle al muro, perché al solo pensiero di immaginare un mondo ove voi potreste non esserci mi fa impazzire. E se dovesse capitare, spero di impazzire e di non avere più memoria.
Prego sempre mia madre e le chiedo di proteggervi concludendo la mia smisurata preghiera chiedendole questo: “mamma se dovesse succedere qualcosa ad Agnese e Lorenzo, non costringermi a restare in vita. Accoglimi nel regno dell’aria. Ti prego, mamma”.

Siete la luna e il sole, siete la fragilità universale dell’uomo e la forza prepotente della donna e non so come ho fatto a vivere per così tanto tempo senza avere l’onore di esservi madre annusando la variazione impercettibile degli odori di un corpo che cresce.
Vi osservo dormire dolcemente e mi compiaccio della perfezione dei vostri corpi, così armoniosi e così diversi nel rappresentare in miniatura un progetto di uomo ed un progetto di donna.
Vorrei vivere cento anni per potervi vedere crescere e diventare adulti ed invece spero almeno di esserci nei momenti importanti della vostra vita.
E spero di esservi leggera invecchiando senza pesare sulle vostre scelte di vita.
Andate lontano, inseguite i vostri sogni e non pensate a me, perché il mondo non finisce qui in queste quattro mura Fiorentine; oltre quello che l’occhio può vedere c’è ancora molto da osservare per imparare che la vita e il tempo sono tutto ciò che possediamo.
Siate buoni e non siate superbi, l’uomo è fragile e ha bisogni di essere abbracciato.
Non giudicate mai, non sentitevi mai né superiori né inferiori agli altri, ma siate umili e curiosi sapendo di essere solo una piccola parte di un universo infinito.


Quando vi vergognerete della mia vetusta età, vi spiegherò quanto ho sofferto attendendovi.
Anelo il vostro perdono per non essere alla vostra altezza, per non essere bella e giovane e per non avere la forza di sorridere sempre.
Il mio pianto non vi dovrà turbare, le lacrime sono solo acqua salata e certe volte scendendo nel solco della pelle secca e prosciugata sono capaci di nutrirla.
L’acqua del pianto scende lungo la via di ogni ruga, ma la vostra esistenza mi ha dato una ragione per vivere.
Tenetevi per mano, sempre. Siate fratello e sorella di tutti gli esseri umani e sappiate che l’amore non ha confini o limiti.
Non abbiate paura delle avversità, siate forti e teneri. Accogliete le imperfezioni, le antitetiche forze dell’essere umano come segno di debolezza e non puntate mai il dito verso nessuno.

Perdonate, amate, vivete e non dimenticate mai che vi amo.

La mia mano ricorderà sempre le vostre manine tese verso di me e il mio corpo terrà sempre memoria del fatto che voi da me siete nati.

Non morirò mai, sapendo che voi sarete vivi e felici.

La vostra mamma”

paola51
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Re: Il dopo cancro e la forza della vita

Messaggio da paola51 » mer 3 set 2014, 15:39

Cara Milena, non c'e' genitore al mondo che non sottoscriverebbe questa lettera meravigliosa

Erika76
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Re: Il dopo cancro e la forza della vita

Messaggio da Erika76 » mer 3 set 2014, 16:27

Concordo e la forza della vita anima il nostro dopo, lentamente e gradualmente ci rigenera e se Dio o chi per lui ci ha dato il dono di un figlio (o di due gemelli meravigliosi come nel tuo caso), è perché sapeva che avremmo potuto trasmettere qualcosa d'importante che non ha nulla di scontato, la forza della vita.

 


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