Esausta, sfinita.

In questa stanza è possibile dare parola a ciò che si vive come paziente, familiare, amico, condividendo la propria esperienza ed esprimendo le proprie emozioni in un clima di accoglienza, fiducia e rispetto.
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Michy90
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Iscritto il: ven 17 ago 2018, 14:59

Esausta, sfinita.

Messaggio da Michy90 » ven 17 ago 2018, 15:21

Buon pomeriggio a tutti. Da diversi mesi leggo questo forum e ho deciso di iscrivermi più per sfogarmi e ricevere qualche parola di conforto che per altri motivi. Sono una ragazza di 28 anni che da, da 11, soffre di ansia e attacchi di panico, spesso associati alla depressione. Scrivo perché alla mia mamma è stato diagnosticato un cancro senza speranza, ma vorrei partire dall'inizio nel raccontare questa lunga a travagliata storia. Spero di non annoiarvi.

Ottobre 2016: mia madre viene ricoverata in ospedale per un problema cardiaco (aortite), ma, non riuscendo a comprendere la causa della malattia, decisero di sottoporla a una PET, dalla quale emerse un piccolo nodulo misto alla coda del pancreas (adenocarcinoma e neuroendocrino). Venne operata e nel frattempo fui operata anch'io, per la terza volta (soffro di endometriosi) a più di 80 km di distanza. Inutile dire che ansia e panico sono tornati, anche se in maniera lieve.

Novembre 2016: mia madre torna in ospedale per un ascesso a seguito dell'intervento, ma fortunatamente nessuna comparsa di recidive.

2017: controlli periodici ogni 3 mesi, con tac e PET, sempre negativi.

Marzo 2018: la PET rivela due nuovi noduli alla testa del pancreas più diverse metastasi al fegato. Si inizia una chemioterapia piuttosto forte, che viene interrotta dopo una sola settimana per via di un incremento eccessivo della bilirubina e di altri valori correlati al fegato. Per risolvere il problema, le vengono posizionati tre diversi stent, l'ultimo in metallo che sembra funzionare.

Aprile/Maggio 2018: effettuati tre cicli di chemioterapia con scarsa tolleranza da parte di mia madre, stava sempre peggio invece di migliorare.

Luglio 2018: il primario di oncologia decide di eseguire una Tac e ci rivela che, purtroppo, le chemio non hanno fatto effetto e il tumore è avanzato molto aggressivamente, stabilendo circa due mesi di vita per mia madre. Si era deciso di procedere con una nuova terapia, a base di Abraxane, ma a causa delle condizioni in cui riversa la mia mamma non è stato possibile eseguirle e si è deciso di optare per assistenza domiciliare e medico palliatore.

Scrivo perché non riesco ad accettare il fatto che mia madre stia per andarsene a poche settimane dalla mia laurea (19 settembre), scrivo perché non riesco più a sopportare il fatto di vederla peggiorare giorno dopo giorno, scrivo perché sono in piena depressione, ansia e attacchi di panico (sono seguita da una psicologa e da uno psichiatra, assumo escitalopram, tavor, lexotan al bisogno e altri farmaci per lo stomaco perché non riesco a mangiare). Non riesco a starle vicina come vorrei, ho paura che se ne vada da un momento all'altro. TUTTI mi dicono di reagire, di pensare a me stessa, che lei mi vorrebbe felice e che raggiungessi i miei obiettivi, ma non ci riesco. TUTTI mi dicono che è una scusa perché ho paura del cambiamento, ma sono sincera quando, più volte, dico di aver pensato di farla finita e andarmene insieme a lei.

C'è da aggiungere che non abbiamo mai avuto un attaccamento morboso, non c'è mai stato quell'amore intenso che solitamente una madre e una figlia hanno, questo perché nel corso della mia vita sono stata più volte denigrata e insultata pesantemente da parte sua, spesso anche senza motivo. Ho subito delle vere e proprie violenze psicologiche e, anche solo a scriverlo, mi sento in colpa nei suoi confronti: non dovrei guardare al passato, ma al presente e al futuro, considerato il fatto che se ne sta andando e mi vuole SEMPRE vicina a lei. Molte volte ce la faccio, altre mi ritrovo costretta a scappare e nascondermi in qualche angolo della casa per sopprimere l'attacco di panico che cresce. Ho una relazione stabile da circa sette anni, non proprio perfetta e normale, considerato il fatto che lo "obbligo" a restare in casa perché non mi va di uscire né di fare altro.

Sono sfinita, sono esausta, non so nemmeno io quello che provo. Ho sbalzi d'umore assurdi e sapere tra poco sarò sola mi manda ancora più in crisi. Sola, direte. Non hai un padre? E' sposato con un'altra donna e non pretendo che rinunci alla sua nuova vita per me. Ho delle zie e cugini e che mi stanno accanto, amiche e, ovviamente, il fidanzato, ma non è la stessa cosa della mamma. Lo so, ho 28 anni, sono grande e dovrei essere in grado di cavarmela da sola, ma vi giuro che non ce la faccio. Mi sento terribilmente in colpa e ne pagherò le conseguenze prima o poi, poiché non sono la figlia che forse voleva. Scusate per lo sfogo, ma ne avevo bisogno. Avevo bisogno di urlare al mondo che anch'io sto male e sono stanca di essere forte, non ce la faccio più.

Faby76
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Iscritto il: sab 12 mar 2016, 17:04

Re: Esausta, sfinita.

Messaggio da Faby76 » ven 17 ago 2018, 16:36

Ciao Michi ti ho mandato un messaggio privato
Papà ti voglio bene, sei la mia vita. Ti penso ogni momento della giornata. PROTEGGIMI

Milla266
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Iscritto il: sab 11 ago 2018, 22:12

Re: Esausta, sfinita.

Messaggio da Milla266 » ven 17 ago 2018, 16:46

Michy90 ha scritto:
ven 17 ago 2018, 15:21
Buon pomeriggio a tutti. Da diversi mesi leggo questo forum e ho deciso di iscrivermi più per sfogarmi e ricevere qualche parola di conforto che per altri motivi. Sono una ragazza di 28 anni che da, da 11, soffre di ansia e attacchi di panico, spesso associati alla depressione. Scrivo perché alla mia mamma è stato diagnosticato un cancro senza speranza, ma vorrei partire dall'inizio nel raccontare questa lunga a travagliata storia. Spero di non annoiarvi.

Ottobre 2016: mia madre viene ricoverata in ospedale per un problema cardiaco (aortite), ma, non riuscendo a comprendere la causa della malattia, decisero di sottoporla a una PET, dalla quale emerse un piccolo nodulo misto alla coda del pancreas (adenocarcinoma e neuroendocrino). Venne operata e nel frattempo fui operata anch'io, per la terza volta (soffro di endometriosi) a più di 80 km di distanza. Inutile dire che ansia e panico sono tornati, anche se in maniera lieve.

Novembre 2016: mia madre torna in ospedale per un ascesso a seguito dell'intervento, ma fortunatamente nessuna comparsa di recidive.

2017: controlli periodici ogni 3 mesi, con tac e PET, sempre negativi.

Marzo 2018: la PET rivela due nuovi noduli alla testa del pancreas più diverse metastasi al fegato. Si inizia una chemioterapia piuttosto forte, che viene interrotta dopo una sola settimana per via di un incremento eccessivo della bilirubina e di altri valori correlati al fegato. Per risolvere il problema, le vengono posizionati tre diversi stent, l'ultimo in metallo che sembra funzionare.

Aprile/Maggio 2018: effettuati tre cicli di chemioterapia con scarsa tolleranza da parte di mia madre, stava sempre peggio invece di migliorare.

Luglio 2018: il primario di oncologia decide di eseguire una Tac e ci rivela che, purtroppo, le chemio non hanno fatto effetto e il tumore è avanzato molto aggressivamente, stabilendo circa due mesi di vita per mia madre. Si era deciso di procedere con una nuova terapia, a base di Abraxane, ma a causa delle condizioni in cui riversa la mia mamma non è stato possibile eseguirle e si è deciso di optare per assistenza domiciliare e medico palliatore.

Scrivo perché non riesco ad accettare il fatto che mia madre stia per andarsene a poche settimane dalla mia laurea (19 settembre), scrivo perché non riesco più a sopportare il fatto di vederla peggiorare giorno dopo giorno, scrivo perché sono in piena depressione, ansia e attacchi di panico (sono seguita da una psicologa e da uno psichiatra, assumo escitalopram, tavor, lexotan al bisogno e altri farmaci per lo stomaco perché non riesco a mangiare). Non riesco a starle vicina come vorrei, ho paura che se ne vada da un momento all'altro. TUTTI mi dicono di reagire, di pensare a me stessa, che lei mi vorrebbe felice e che raggiungessi i miei obiettivi, ma non ci riesco. TUTTI mi dicono che è una scusa perché ho paura del cambiamento, ma sono sincera quando, più volte, dico di aver pensato di farla finita e andarmene insieme a lei.

C'è da aggiungere che non abbiamo mai avuto un attaccamento morboso, non c'è mai stato quell'amore intenso che solitamente una madre e una figlia hanno, questo perché nel corso della mia vita sono stata più volte denigrata e insultata pesantemente da parte sua, spesso anche senza motivo. Ho subito delle vere e proprie violenze psicologiche e, anche solo a scriverlo, mi sento in colpa nei suoi confronti: non dovrei guardare al passato, ma al presente e al futuro, considerato il fatto che se ne sta andando e mi vuole SEMPRE vicina a lei. Molte volte ce la faccio, altre mi ritrovo costretta a scappare e nascondermi in qualche angolo della casa per sopprimere l'attacco di panico che cresce. Ho una relazione stabile da circa sette anni, non proprio perfetta e normale, considerato il fatto che lo "obbligo" a restare in casa perché non mi va di uscire né di fare altro.

Sono sfinita, sono esausta, non so nemmeno io quello che provo. Ho sbalzi d'umore assurdi e sapere tra poco sarò sola mi manda ancora più in crisi. Sola, direte. Non hai un padre? E' sposato con un'altra donna e non pretendo che rinunci alla sua nuova vita per me. Ho delle zie e cugini e che mi stanno accanto, amiche e, ovviamente, il fidanzato, ma non è la stessa cosa della mamma. Lo so, ho 28 anni, sono grande e dovrei essere in grado di cavarmela da sola, ma vi giuro che non ce la faccio. Mi sento terribilmente in colpa e ne pagherò le conseguenze prima o poi, poiché non sono la figlia che forse voleva. Scusate per lo sfogo, ma ne avevo bisogno. Avevo bisogno di urlare al mondo che anch'io sto male e sono stanca di essere forte, non ce la faccio più.

Ciao Michy hai fatto bene a sfogarti. Non sarò certo io a dirti cose già dette. Per mia esperienza però una cosa vorrei consigliartela. Non dare per scontato il tuo compagno. So che secondo te dovrebbe capire, so che non capisci magari perché con comprende o perché non soffre con te o come te. Io ho imparato a capirlo e a fare un modo che lui sia la mia isola felice, dove, a volte, posso pensare ancora di sorridere e vivere nonostante tutto dentro sembra cadere in un buco nero. Se lo merita il vostro amore e te lo meriti tu. Non pensare mai che sia meglio andar via che vivere, datti una possibilità. Non sentirti in colpa per tua madre e non dare colpe a lei.... vedi come tutto poi si riduce al una sola cosa quando succedono queste cose, alla vita. Tu che hai ancora le armi per farlo lotta per vivere. Quando vuoi sono qui.

Ale71
Membro
Messaggi: 73
Iscritto il: mar 11 set 2018, 13:43

Re: Esausta, sfinita.

Messaggio da Ale71 » mar 11 set 2018, 14:44

Ciao Michi
Ho perso mia mamma quando avevo 19 anni e anche lei ha sofferto molto per il tumore.
Posso capire la tua sofferenza.
Mi spiace che anche tu non stai bene. È proprio difficile quello che stai vivendo.
Ti auguro minuto dopo minuto di riuscire ad andare avanti, di trovare nuove ragioni per vivere.
Io cerco di pensare che la mia mamma è qui con me, sa quello che mi sta accadendo (anche io vittima della stesso tumore) e con lei parlo spesso. Cerco di non perdere i ricordi della mia infanzia e adolescenza con lei, cerco di ricordare il suo volto , la sua vocè.
Tieni conto te tutto questo è coccolala, stringila, dille quanto le vuoi bene ogni minuto.
Ti abbraccio forte

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