Tumore: le cellule CAR-T , nuova prospettiva per sconfiggere il cancro

In questa sezione si possono pubblicare tutte quelle discussioni che non trovano collocazione nelle altre stanze.
Rispondi
Avatar utente
Franco953
Membro
Messaggi: 3219
Iscritto il: ven 31 lug 2015, 9:57

Tumore: le cellule CAR-T , nuova prospettiva per sconfiggere il cancro

Messaggio da Franco953 » gio 27 dic 2018, 20:45

Decisamente interessante questo articolo estrapolato dal sito dell'Istituto Clinico Humanitas
Franco


Tumore: le cellule CAR-T , nuova prospettiva per sconfiggere il cancro

Immagine

Tra le nuove frontiere e prospettive per sconfiggere il cancro ci sono le cellule modificate CAR-T: è sempre più concreta, infatti, la possibilità di modificare le cellule del sistema immunitario di un paziente con un tumore, per far sì che si moltiplichino e distruggano in modo selettivo solo le cellule malate, senza danneggiare i tessuti sani.

Ad oggi l’Agenzia europea per i medicinali (European Medicines Agency, EMA) ha approvato due farmaci per due forme tumorali delle cellule del sangue; in Italia manca ancora l’approvazione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), ma nel frattempo sono in corso sperimentazioni in alcuni centri selezionati, fra cui Humanitas.

CAR-T: un linfocita specifico e armato che combatte una determinata malattia
I CAR-T, ovvero Chimeric antigen receptor T, sono i linfociti T con un recettore chimerico. “I linfociti T sono i responsabili del sistema immunitario dell’uomo e le CAR-T cell sono linfociti T modificati, armati contro un solo bersaglio, specifico di una determinata malattia”, ha spiegato il dottor Luca Castagna, Responsabile sezione Terapie Cellulari, Ematologia, in Humanitas.

“I CAR-T approvati dall’EMA per l’utilizzo nell’uomo sono diretti contro una proteina, chiamata CD 19, che è espressa sui linfociti B di alcuni linfomi non Hodgkin e della leucemia linfoblastica acuta. Attualmente dunque abbiamo questa nuova possibilità terapeutica solo per queste due forme tumorali; per tutte le altre è ancora necessario costruire linfociti T diretti contro un determinato antigene, trovando un bersaglio specifico di ogni tumore, ma ci sono già studi per il mieloma multiplo, le leucemie mieloidi acute e anche nei tumori solidi”.

L’efficacia dei linfociti T nella cura dei linfomi
Per quanto riguarda il trattamento dei linfomi “i risultati degli studi finora realizzati sono buoni, seppur non arrivano al 100% di efficacia”, ha spiegato ancora il professore. “A seguito di una somministrazione di 2 cellule CAR-T la malattia si riduce in 7-8 pazienti su 10 trattati e la sopravvivenza è del 50% circa. Questo significa che al momento attuale, con un follow up dopo la terapia ancora piuttosto breve, pari a poco meno di due anni, la metà dei pazienti è rimasta senza malattia”. “Siamo di fronte quindi a una terapia efficace: un buon passo avanti, che rappresenta solo l’inizio, un’opportunità in più accanto ad altre, su cui lavorare per migliorarne sia l’efficacia sia la tolleranza”.

Nel frattempo, la ricerca non si ferma, per trovare ulteriori soluzioni e possibilità: “In alcuni centri statunitensi ci sono già cellule CAR-T dirette contro altri antigeni delle cellule del tumore: se l’azione contro un antigene non funziona se ne prova un altro. Certo è ancora una strada lunga, in fase di sperimentazione. Nell’attesa, se anche il tentativo con le CAR-T che abbiamo ora a disposizione non funziona, non ci si ferma e si useranno altre terapie, per esempio il trapianto da un donatore”, conclude il

Eventuali effetti indesiderati
Le cellule CAR-T sono senza dubbio una delle nuove prospettive per la lotta a determinati tumori e portano grandi speranze ai pazienti, ma come per ogni trattamento non sono da escludere eventuali effetti collaterali anche importanti. “Gli effetti collaterali ci sono e sono collegati proprio alla funzione di queste cellule modificate – ha spiegato il dottore -. Si tratta infatti di cellule molto attive che, una volta riconosciuto il bersaglio, proliferano, si espandono e agiscono uccidendo le cellule, producendo però nello stesso tempo sostanze chiamate citochine. In caso di una malattia diffusa, con distruzione di un gran numero di cellule, come accade nei linfomi e nelle leucemie, la notevole produzione di sostanze chimiche può dare origine a effetti collaterali, che sono fondamentalmente la sindrome da rilascio delle citochine e la neurotossicità, cioè una tossicità a livello cerebrale. Negli ultimi studi che sono stati fatti è risultato che molti pazienti hanno queste complicanze, ma è anche vero che i casi gravi, a uno stadio estremo, sono circa l’1-2%. Quindi ci possono essere gli effetti collaterali, ma ora li sappiamo controllare meglio”.

Sperimentazioni e approvazioni del farmaco: le prossime tappe
L’autorizzazione da parte dell’EMA sull’uso dei due trattamenti non significa tuttavia che siano subito disponibili per tutti i casi in cui possono essere indicati. “Come per qualsiasi altro farmaco, sia di tipo ordinario quindi chimico sia come questi costituiti da cellule, i passaggi sono gli stessi, e passeranno ancora almeno alcuni mesi prima che possano essere utilizzati in tutti i pazienti per i quali sono indicati”, ha chiarito il dottor Castagna. “Le company che producono queste cellule dovranno presentare un dossier all’AIFA, la quale seguirà il normale percorso per approvarne l’uso in Italia: recepire le direttive dell’EMA, stabilire il prezzo e la rimborsabilità; inoltre, essendo ‘farmaci’ costituiti da cellule, è necessaria una normativa, al momento non definita, per stabilire quali centri potranno utilizzarli, con quali caratteristiche e qualità, considerando anche il costo che sarà alto”.

Una nuova possibilità dunque per chi non ha risposto agli schemi terapeutici finora utilizzabili: “Per quanto riguarda il linfoma, da noi seguito in Humanitas, i pazienti candidati per l’uso commerciale di questo trattamento, una volta conclusi i passaggi dell’AIFA, saranno quelli che hanno avuto una recidiva dopo varie terapie, fra cui anche il trapianto autologo; se invece si considerano le sperimentazioni cliniche, che prece- dono l’immissione in commercio, dipende dal tipo di studio che viene condotto ma in generale vengono inclusi pazienti in una fase avanzata di malattia, che hanno ricevuto diversi tipi di trattamento”, ha concluso Castagna.
“Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare.”

Rispondi

Torna a “Off topic: pensieri sparsi”