Guerrieri e mostri da combattete

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Franco953
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Guerrieri e mostri da combattete

Messaggio da Franco953 » sab 17 ago 2019, 6:38

Perché per parlare di malattia prendiamo in prestito le parole della guerra? Una si ammala e diventa di colpo una guerriera e allora deve scendere in trincea, imbracciare le armi, costruire una corazza e combattere. Se vive ha vinto, se muore ha perso. Non solo, quindi, deve fare esami medici, prendere medicine, stare male per gli effetti collaterali, ma deve anche combattere.

Magari per alcuni immaginarsi come eroi che devono sconfiggere un drago mostruoso può essere d’aiuto, uno stimolo ad alzarsi ogni giorno dal letto e affrontare la giornata. Ma chi invece ha un carattere mite e nei panni del guerriero/a non ci si vede proprio? Ha perso in partenza? Si deve sobbarcare di sensi di colpa perché non è abbastanza forte? O invece ci sono altre strade che può percorrere?

Ogni volta che qualcuno muore di cancro, basta guardare in questi giorni quello che è uscito a proposito di Nadia Toffa, si legge: “È stato sconfitto dal male incurabile”, “Ha lottato contro un brutto male, ma non ce l’ha fatta”. Questo dà la misura di come l’immaginario collettivo e i mezzi di comunicazione siano rimasti fermi a “Love story” e “Scelta d’amore”, dato che oggi di cancro si vive, oltre che si muore. Intanto non è un “male incurabile”. Anzi, si cura di continuo e, in sempre più casi, si guarisce. È sempre più una malattia cronica, come il diabete, e aumenterà la sua incidenza se continueremo a inquinare, mangiare male ed essere frustrati e infelici. Quindi tante persone vivranno a lungo con la malattia, più gestibile e curabile e, in alcuni casi, guaribile. Per cui bisognerebbe scegliere con cura le parole quando si scrive di qualcuno che muore, a cominciare dal tralasciare i termini “quel brutto male”, “male incurabile”, “male che non lascia scampo”. Per amor di verità, tanto per cominciare, e per sensibilità verso chi è malato per continuare.

La malattia è un fatto umano, non qualcosa di estraneo da combattere e vincere. Le cellule che si replicano velocemente invadendo i tessuti sono dentro il corpo, ne fanno parte. Sarebbe bello strapparle e gettarle in un pozzo profondo, ma non si può, non sempre almeno, non del tutto. E allora, come dice in “Chirù” di Michela Murgia il personaggio della madre, malata di tumore, «sto provando a farci pace, ma tu continui a dire a tutti che combatto».

Le metafore belliche sono ovunque negli ospedali, non solo per il cancro. «Vi sono “reparti” e “divisioni” – scrive Marina Sozzi nel suo libro “Non sono il mio tumore” – si parla di “presidio sanitario”, di lotta o guerra contro le malattie, di linee di chemioterapia, e perfino nella sperimentazione di nuovi farmaci i pazienti vengono “arruolati”». Tutto questo ha uno scopo? Secondo l’autrice sì. «L’immagine del nemico è molto efficace per ingaggiare il paziente nella battaglia – scrive Sozzi – L’attraversamento delle cure oncologiche è così impegnativo e sfiancante che un po’ di spirito guerresco, pensano molti oncologi, è senz’altro provvidenziale». Anche se è una strategia che perde la sua efficacia non appena il paziente si confronta con la fatica delle terapie. Ma non è solo a lui che si guarda: «Indurre un atteggiamento bellicoso – aggiunge la scrittrice – protegge il sistema di cura dagli eventuali crolli psicologici dei pazienti: fare di loro tanti soldatini, risulta funzionale anche per la struttura oncologica». Che altrimenti potrebbe trovarsi a dover gestire gente in preda alla disperazione che urla per i corridoi.

Si tratta tuttavia, secondo Sozzi, di una retorica che tenderà a scomparire, dato che «Anziché guarire o morire, si apriranno di fronte ai malati spazi di coabitazione con la malattia. Anche senza remissione. Una situazione di questo genere però richiederà una lettura del cancro diversa da quella dell’invasione aliena. Posso vivere con un mostro dentro di me?».

Forse, come sosteneva Susan Sontag prima e poi anche Umberto Veronesi, va fatta sul cancro un’operazione culturale, in modo da scardinare l’associazione immediata con morte e sofferenza e ridefinirla come malattia cronica, al pari di altre, seppure potenzialmente mortali. La stretta relazione tra cancro e morte nell’immaginario collettivo l’aveva resa bene e presa anche in giro Mattia Torre nella sua serie tv “La linea verticale”, in cui l’oncologo veniva rappresentato sempre accompagnato dalla signora con la falce. Torre compie una grande operazione di rottura rispetto all’idea corrente del cancro e di tutto quello che vi ruota intorno, perché ne restituisce un’immagine profonda e variegata: fatta anche di angoscia e paura, ma soprattutto grottesca e perfino comica a tratti.

L’ironia è invece l’elemento che spesso manca nella narrazione del cancro. Se ne parla, quando se ne parla, spesso a voce bassa, con tono cupo. Si raffigura con uomini e donne senza capelli, il volto emaciato e gli occhi spenti, quasi sempre in un letto d’ospedale. Per carità c’è anche quello, ma sbagliato ridurre tutto a ciò che è una fase. Si fa per comodità, per paura, per incapacità. Soprattutto per paura, forse. Perché un malato deve essere ben riconoscibile, altrimenti, se somiglia troppo ad un sano, qual è la differenza? Allora anche il sano può ammalarsi e morire? La malattia mette l’uomo e la donna di fronte alla fragilità umana, all’ineluttabilità della morte. Un argomento tabù nella patinata civiltà occidentale, sempre più lontana dalla natura (dove invece la morte è visibile di continuo) e sempre più proiettata nel mito dell’immortalità.

David Servan-Schreiber, psichiatra e scrittore, racconta nel suo libro “Anticancro” che un giorno era a pranzo con amici e uscendo dal ristorante era allegro e rideva a crepapelle. Lo vide un suo collega che sapeva della malattia e gli si avvicinò con una faccia da funerale «Gli lessi in faccia la disapprovazione, come se fosse di cattivo gusto divertirsi quando si è malati». Per fortuna il vento sta cambiando. Lo dimostra un fumetto di recente pubblicazione, “Triploguaio”, scritto da Isabella Di Leo, una ragazza che a 28 anni ha incrociato il tumore al seno e ha deciso di raccontare la sua esperienza con QBM, “Quel brutto male”, disegnandolo come un mostriciattolo viola che un giorno qualunque ha deciso di piazzarsi a casa sua. Con leggerezza e capacità di prendersi in giro, l’autrice scherza anche su momenti duri della terapia, mostrando che di problemi gravi e pesanti si può ridere.

C’è poi l forum “Ragazze fuori di seno”, creato e facilitato dal dottor Salvo Catania, che usa molto l’ironia per ribaltare la retorica sul cancro. Le vignette di Mafalda appaiono spesso, proprio a ricordare che anche chi è malato può ridere e vivere con leggerezza, con un bagaglio a mano, lasciando a terra il superfluo.

Ha sorriso fino alla fine Nadia Toffa, insultata sui social per aver detto che era riuscita a trasformare la malattia in un dono, un’opportunità. La sua colpa è stata forse di non essersi comportata da “brava malata”, di non essersi nascosta, di avere continuato a fare una vita normale. Quello che sfugge è che il malato è orientato verso la vita. Sembra paradossale, ma è così. Mentre tutti intorno a lui annusano la morte e ne hanno paura e la temono, il malato vede la vita in modo più chiaro: i colori più nitidi, i problemi quotidiani meno pesanti e il mondo un posto pieno di opportunità da cogliere. Come recita Valerio Mastandrea nel suo monologo in “La linea verticale”: «So che voglio godermi minuscoli pezzi di vita… voglio uscire e andarmi a conquistare con tutte le forze quello che c’è là fuori». E allora forse se non si può allungare, la vita si può allargare, come suggeriva Luciano De Crescenzo. Riempirla di curiosità, relazioni piene e gioiose, emozioni, passioni. Non serve essere guerrieri ed eroine per fare questo. Come amava dire Ada Burrone, pioniera di un approccio nuovo al cancro: «Il tempo non è nelle nostre mani, il modo di viverlo sì».
“Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare.”

roslele
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Re: Guerrieri e mostri da combattete

Messaggio da roslele » sab 17 ago 2019, 12:08

Io Franco faccio parte di quella piccola schiera di ammalati di cancro vergognosamente vigliacca...fermamente pessimista convinta che una volta che il cancro è entrato in casa tua difficilmente se ne va...e se anche lo fa lascia solo distruzione e paura (paura di un suo ritorno...)sinceramente l ottimismo a tutti i costi mi infastidisce....certo ero felice anch io quando mio marito dopo la radioterapia e chemioterapia sembrava stava meglio...certo ti illudi e più di tutti i parenti...ma poi vai a cocciare contro la realtà....anche qui nel forum tanti casi di guarigione...ma quanti ci hanno lasciato?si è vero ogni caso è diverso...mah non mi piace chiudere gli occhi davanti alla realtà ...e non esistono i guerrieri chi si sottopone alle cure devastanti lo fa solo sperando di vivere...io non sono d accordo vivi magari un anno...sei mesi in più ma la qualità della vita viene azzerata...io sono stata vigliacca e ammiro chi crede nelle cure tradizionali....chi come mio marito ascoltava come il Vangelo l oncologo....

Filomena
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Re: Guerrieri e mostri da combattete

Messaggio da Filomena » sab 17 ago 2019, 19:45

Rososle
Sono d'accordo quando dici che il cancro cambia la vita la cambia radicalmente nulla è più come prima
Ogni controllo un pianto
Ogni tac una tensione alle stelle che spaccheresti tutto e purtroppo senza volerlo chi ti sta, accanto diventa un sacco da pugile
Ti fa anche tenerezza ma in qualche modo bisogna
Tirar fuori quella paura che c'è
Tre anni sono stata operata
Quando varcai il cancello del regina Elena
Mi dissi Signore uscirò di nuovo con i miei piedi?
Guardavo i miei figli mio marito negli il terrore
Poi dopo un mese sono uscita con i miei piedi
Bene la, prima grande vittoria
Ho finito mi dicevo c'è l'ho fatta
Andiamo a controllo
L'oncologo con tanta delicatezza mi dice sa, sig il suo e un cancro altamente recidivo
E va beh xche dovrebbe
Potrei essere veramente miracolata no
Il protocollo prevede chemio 21 cicli e radio 30
Abbozzo un sorriso
Dissi non sono molto d'accordo ma se dobbiamo farlo facciamolo
Ero diventata uno zombi
Distrutta facevo di tutto x alzarmi al mattino
Ma tutto ero inutile
Contavo i giorni
Che mancavano alla fine di tutto
L'ultimo giorno ero stremata
Ma avevo finito
Un'altra vittoria
Facciamo il controllo
Ero tranquilla,
Una doccia gelata
Il cancro si era ripresentato
Ma ancora una volta miracolata
Xche grazie alla mia mutazione
Potevo prendere la chemio a bersaglio
Mi è stato detto
Che di cancro non si guarisce con le terapie
Si cerca di Allungare il più possibile
Ci sono possibilità
Ma, di certo non si parla di guarigione
Allora provate ad immaginare come si vive
Alla giornata,
Domani e un'altro giorno
Signore sia, fatta la tua volontà

Speranza76
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Re: Guerrieri e mostri da combattete

Messaggio da Speranza76 » sab 17 ago 2019, 20:42

È proprio così Filomena..

Faby76
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Re: Guerrieri e mostri da combattete

Messaggio da Faby76 » sab 17 ago 2019, 20:47

Ciao Filomena. Noi familiari possiamo solo immaginare il vostro stato d'animo. Ognuno affronta la malattia diversamente, chi con ottimismo immaginandosi un guerriero, chi con pessimismo. Una cosa è certa!! Tutti i malati vanno rispettati e non vanno assolutamente criticati per il modo di affrontare la malattia e per il loro pensiero. Siete tutti degli eroi!! Vi abbraccio forte e faccio il tifo per voi
Papà ti voglio bene, sei la mia vita. Ti penso ogni momento della giornata. PROTEGGIMI

roslele
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Re: Guerrieri e mostri da combattete

Messaggio da roslele » sab 17 ago 2019, 20:54

Infatti Filomena e perciò togliamo questo alone rosa il cancro è merda...è dolore...non è nemmeno una guerra ti applicano i protocolli che hanno applicato a centinaia di malati prima di te...se poi a qualcuno è andata bene meglio....se va male beh era una guerriera/o ...non se ne può più...

Filomena
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Re: Guerrieri e mostri da combattete

Messaggio da Filomena » sab 17 ago 2019, 22:01

È così
Io mi sono Incazzata
Ho detto basta
Io sono Filomena
Non sono uno Step
Non sono protocollo x
O y
Chemio protocollo dice
Bene il protocollo prevede
Ma x me non ha funzionato dr. Come mai i recidivo
Subito neanche un anno
Mi dispiace la chemio non ha funzionato e allora
A che cavolo serve il protocollo uguale x tutti

Filomena
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Re: Guerrieri e mostri da combattete

Messaggio da Filomena » sab 17 ago 2019, 22:02

Vi abbraccio tutti
Buona notte

Alex.cr
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Re: Guerrieri e mostri da combattete

Messaggio da Alex.cr » dom 18 ago 2019, 17:34

Il cancro è un nemico che ci aggredisce violentemente ed in maniera vigliacca, subdola. Per questo lo si combatte. Non esiste però un atteggiamento "giusto", ciascuno reagisce a proprio modo e segue il percorso emotivo che più gli è congeniale. Nel caso specifico di Nadia si tratta purtroppo effettivamente di un male ad oggi incurabile che lascia circa un anno di vita dalla comparsa dei sintomi, visto che intervento chirurgico, radio e chemio aiutano ad affrontare la malattia e ad avere una qualità di vita migliore, ma non hanno l'obiettivo di guarire.

Solidea
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Re: Guerrieri e mostri da combattete

Messaggio da Solidea » dom 18 ago 2019, 18:52

Ciao Eliatr, puoi spiegarti meglio?
Noi siamo come farfalle che battono le ali per un giorno pensando che sia l’eternità.

 


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