Rabbia dolore e frustrazione.

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Cristinavi
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Iscritto il: sab 14 mar 2020, 17:29

Rabbia dolore e frustrazione.

Messaggio da Cristinavi »

Scrivo qui perché ho tante volte cercato con chi poter parlare trovandosi nella mia situazione. A quasi 4 mesi dalla perdita della madre migliore che la vita potesse donarmi, ho ancora mille domande e dubbi su cosa avrei potuto fare o avrebbero potuto fare. Era sana, tranne alcuni problemucci che l’avevano spinta a fare dei controlli a giugno dello scorso anno tutti con esito negativo, anche i marcatori tumorali erano ok tranne un lieve discostamento allora attribuiti alle cisti ovariche che aveva sempre avuto. Una risonanza addome completa ad agosto non aveva evidenziato nulla di anomalo. I primi di settembre accusa dolori addominali tanto forti da non riuscire a camminare, pensando potesse essere lo stomaco fece dei controlli ma anche quelli tutto ok. Continuando a degenarera la situazione viene ricoverata i primi di ottobre e le fanno una tac con mezzo di contrasto che indica una carcinosi peritoneale. Ci siamo messi in moto e siamo riusciti a contattare un ginecologo oncologo che la visitò due settimane dopo il primo ricovero. Nel frattempo vedevo mia madre, che era sempre stata una roccia per me e tutta la nostra famiglia, trasformarsi sempre di più in una donna che aveva paura, disperata, che potesse succedere qualcosa e che saremmo rimasti da soli. Non mangiava più era debole tanto da non riuscire ad alzarsi, non camminava ed aveva una tachicardia perenne. Dormivo con lei perché durante la notte aveva incubi e in caso avesse bisogno di me, sentire il suo cuore battere in quel modo non era normale. Nonostante i valori erano bassi per operarla il medico cercò di fare di tutto. Optò per una laparotomia, per il troppo liquido decise di aprire, un taglio da sotto il seno fino al ventre. Riuscì solo ad aspirare il liquido e a scollare gli organi fra di loro. Non riuscendo a capire la tipologia della massa prese un campione e lo mandò a roma per identificarlo. Subito dopo l’operazione ebbe un blocco renale e dovette iniziare la dialisi, i valori erano sempre più bassi, le diedero una dieta senza scorie, ma tanto non mangiava niente. Bisognava calcolare ogni goccia di acqua che beveva, sommarle alle flebo che faceva, perché non poteva assumere più di 500 ml di liquidi al giorno. Tagliarle la buccia della mela, togliere i semini, riusciva solo a mangiare i crackers. Non aveva accettto nulla di quello che le stava accadendo, stetti con lei notte e giorno, la prima dialisi la fece alle tre di notte, un’odissea, un odio profondo quando vedendo che non veniva curata oppure osservata comw io da figlia avrei voluto per la mamma che era stata per me. Ho vissuto di tutto, per due settimane, paura angoscia solitudine. Si era chiusa in se stessa perché secondo me in cuor suo aveva capito tutto. Non tornavo neanche a casa, facevo la doccia in ospedae di nascosto perché non si poteva, dormivo una o due ore perché lei non dormiva più. L’ultima notte è stata la più brutta. Vennero anestesisti, le diedero non so cosa per renderla meno cosciente, ci spiegarono che era come se fosse drogata, questo la rendeva ancora più irritata. Hanno tentato di tutto, in un’unica notte le fecero trasfusione di sangue, di plasma, aveva pure l’accesso venoso alla gamba che serviva per la dialisi per non so quale trasfusione. Ricordo ogni singolo respiro che fece fino alla fine, passò da quasi 200 battiti al minuto, ad uno al minuto. Fino a quando si spense a metà novembre. La biopsia arrivò ad inizio dicembre, una massa di 17 cm, non sono riusciti ad identificarlo, a capire cosa fosse. Non so se son stata in grado di farle capire quanto l’amassi, spero solo che lei mi amasse ancora e le chiedo scusa se non siamo stati in grado di fare di più.

 


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